Quelle scuole in zona rossa…

Nel Settecento, l’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava aveva infatti documentato i fenomeni di dissesto che, a partire dal
06/02/2026
Tempo di lettura: 4 minuti

La frana ha sbattuto Niscemi in prima pagina. Non c’è stato giornale, trasmissione televisiva locale o nazionale e perfino internazionale che non ne abbia parlato. Dopo il primo momento di smarrimento in cui i media si sono occupati del fatto di cronaca si è aperta la caccia al responsabile. La Procura della Repubblica ci sta pensando con un’indagine ma in Tv gli Sherlock Holmes si sprecano.

E poiché Niscemi si trova in Sicilia, va da sé, che viene tirata in ballo la mafia, con i suoi tentacoli sulle autorizzazioni edilizie, le bustarelle e chi più ne ha più ne metta. Ognuno dice la sua: il giornalista Senaldi stima le case di Niscemi a 20 mila euro: di certo non ha visto le mega-ville di contrada Vituso né ha pensato al costo dei materiali. E poi c’è Alessandro Sallusti che afferma:  “Il disastro di Niscemi è una tragedia causata dall’uomo e, tra i tanti responsabili, ci sarebbe anche la mafia”.  La verità è che chi non conosce il territori non avrebbe diritto di parola. E invece tutti parlano e pronunciano sentenze. Errate però. Del resto i giornalisti nazionali non conoscono la storia del territorio e si basano sul lavoro dei locali.

Fa specie che fra le costruzioni della zona rossa figurino le scuole. Le battutine che sono state pronunciate nelle Tv nazionali si riferivano alle abitazioni private. Ma ci sono tre scuole e sono strutture pubbliche: don Bosco, San Giuseppe e Belvedere.

Il plesso don Bosco è ospitato in un edificio costruiti negli anni novanta, quindi dopo il 1790,  situato in un quartiere chiamato “Canale” e rientra nella zona rossa. Per questo gli alunni della scuola media diretta dalla prof.ssa Licia Salerno sono stati ospitati in altre scuole sicure.

Niscemi non è nuova a eventi franosi. Già nel Settecento, l’archeologo e naturalista Saverio Landolina Nava aveva infatti documentato i fenomeni di dissesto che, a partire dal 19 marzo 1790 per 8 giorni, sconvolsero la città causando fratture e scivolamenti del terreno con l’emissione di calore e gas nauseabondi.

L’Apocalisse del Notaio Pardo: Il primo grande evento documentato che mise in luce la fragilità del terreno su cui sorge la città dello stesso anno della frana, 1790. Eppure l’Ente pubblico ha costruito una scuola proprio in quella zona, oggi interdetta.

Costruire una scuola richiede un iter articolato, che coinvolge enti pubblici, tecnici e spesso anche fondi statali o europei. Ecco i passaggi principali:

Analisi del fabbisogno

– Valutazione del numero di studenti e delle carenze dell’offerta scolastica.

– Coinvolgimento di Comune, Provincia o Regione.

– Studio di impatto urbanistico e ambientale.

Scelta del territorio

– Il terreno deve essere:

– Pubblico o espropriabile

– Sicuro (no rischio frane, alluvioni, sismico)

– Accessibile (vicino a strade, trasporti)

– Serve una valutazione tecnica e ambientale.

Fase progettuale

– Redazione del progetto preliminare, poi definitivo e esecutivo

– Coinvolgimento di architetti, ingegneri, tecnici scolastici

– Adeguamento alle normative (antisismica, energetica, sicurezza)

Finanziamento

– Fondi comunali, regionali, statali (es. PNRR), o europei

– Possibile contributo di fondazioni, enti o raccolte fondi

Gare e appalti

– Gara pubblica per affidare i lavori (Codice Appalti)

– Verifica antimafia, DURC, certificazioni

Costruzione e collaudo

– Supervisione dei lavori da parte della direzione lavori

– Collaudo statico, impiantistico e finale

Agibilità e apertura

– Rilascio del certificato di agibilità

La cartografata ufficiale nel Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico della Sicilia risale al 2006.

Le carte del P.A.I. classificavano quest’area come a pericolosità molto elevata, con strade e abitazioni situate lungo il ciglio della scarpata inserite in classi di rischio elevato e molto elevato. La frana è di tipo composito, ha dimensioni molto estese ed è difficilmente arrestabile. In parte riprende il dissesto del 12 ottobre 1997, ma l’evento attuale si è esteso ulteriormente verso nord.

La causa principale è legata alla struttura geologica del sottosuolo. L’abitato di Niscemi poggia su arenarie e sabbie poco consolidate, che a loro volta si appoggiano su argille. Quando queste argille si imbibiscono d’acqua, perdono resistenza e non riescono più a sostenere il peso degli strati sovrastanti e delle costruzioni, iniziando a scivolare lentamente verso valle.

Questo movimento provoca cedimenti e il progressivo arretramento della corona della frana. In superficie si osservano così rotture quasi verticali nella parte alta del versante, che tendono a diventare più orizzontali nella parte bassa. Il fenomeno può essere interpretato come una frana composita caratterizzata, nella parte alta, da uno scivolamento rotazionale che provoca il basculamento degli strati, e, in profondità, uno scivolamento planare all’interno delle argille che trascina l’intero corpo di frana verso valle.

Le tre scuole chiuse sono state costruite dopo il 1790 , da allora si conoscono le condizioni le terreno.  Ma come è possibile che la politica che oggi si interroga e si dispera non abbia vigilato sulla scelta di un sito tanto pericoloso? Può l’istituzione pubblica commettere un errore tanto grossolano? Scuole si ma in un luogo più sicuro.

L’inchiesta della Procura di Gela chiarirà ogni cosa.  Di fatto finora solo l’ultima croce del quartiere Sante Croci ha fermato il disastro che non ha prodotto morti…..