Silvana Grasso ospite nel paese di Martoglio

Belpasso con me è stata generosissima, gli occhi di chi mi ascolta "narrare" più che parlare,sono talmente complici con i miei
05/05/2026
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Belpasso- Un tempo veniva indicato come ‘Malupassu’, luogo pauroso, ma il suo nome è stato trasformato in Belpasso, ridente cittadina del catanese, orgoglioso di avere dato i natali a Nino Martoglio, autore siciliano coevo di Pirandello che col famoso scrittore ha firmato ‘a vilanza’ e ‘Cappiddrazzu paga tuttu”.

L’attrazione più popolare è Crateri Sommitali dell’Etna, un vulcano che offre viste sul più grande vulcano attivo d’Europa. E Martoglio che presta il nome ad un prestigioso premio alla cultura.

Martoglio ha cambiato l’immagine di Belpasso come San Pio quella di San Giovanni Rotondo, ma con la cultura dal sapere di bellezza, quella che cambia il mondo.

È qui che torna Silvana Grasso per parlare dei suoi pensieri, delle sue opere e soprattutto della sua vita intrisa di Sicilia.

“Per nessun motivo al Mondo baratterei la Sicilia, i suoi Paesi, la sua Natura, la sua “Cultura”, il suo dialetto, con nessun altro Posto al Mondo.-  dice Silvana Grasso –   Sono stata ospite in molti Paesi del Mondo (Grecia, Francia, Spagna, Germania, Svizzera, America, Tunisia, Romania etc etc, troppo lungo è l’elenco) , ricevo continuamente inviti, di recente Giappone ,Australia e Canada, ma credo non andrò.

Vado invece a Belpasso. In base a cosa scelgo di andare o non andare? Sicuramente non sulla suggestione di elementi archeologici o architettonici o museali che posso, benissimo, visitare per conto mio. Esclusivamente, o quasi, vado sulla base dell’ “umanità” che penso di trovarvi, elevatissima nel caso della Sicilia che, con tutti i difetti non a Lei imputabili; Politica rovinosa parassita, strutture assenti o inefficienti, “isolamento” geografico da un capo all’altro dell’Isola, perché mancano strade autostrade mezzi di collegamento idonei, ma sicuramente non manca quell’Umanità, antica calorosa affettuosa eccessiva anche melodrammatica  che, per me, è indispensabile: me ne nutro l’anima, le ferite del cuore, della Vita che non risparmia nessuno,  me compresa.

Anche all’interno dell’Isola alcune realtà umane mi sono più care altre meno. A Belpasso, dove sarò giorno 8 aprile, il feeling l’innamoramento è stato immediato. Sicuramente non perché vi sia stata premiata con Il Martoglio ben due volte, Letteratura e Drammaturgia. Assolutamente no!

ma per quella impalpabile, eppure pregnante caldissima umanità, da cui mi sono sentita attraversata in ogni occasione, compresa la prima Edizione di questo magnifico Festival, che mi vide tra i relatori. Insomma a Belpasso mi sento ” a casa”, mi sento una del Paese”, ed è solo per questo che, nonostante  mi fosse impossibile, sono travolta da valanghe di lavoro e partenze,  ho detto sì alla carissima sensibile Katya  Maugeri che, di questo autorevole Festival, è una delle più prestigiose anime!

Dunque, da parte mia, nessuna scelta opportunistica mai, solo di cuore, di passione, di sentimento. Ritengo la mia libertà  il mio più grande successo, non quello, innegabile che, testimoniato da Internet, mi trova presente in tutto il Mondo, nelle più prestigiose Università, nei più autorevoli Convegni, nei più onorati Dizionari Treccani, enciclopedie Treccani e infinite altre autorevolissime” voci”.

Per me, nata a Macchia di Giarre, in una famiglia economicamente precaria, murata a nfilu,(nulla più potente del dialetto per esprimere un concetto di precarietà sociale ed economica, di cui vado comunque fiera) il più grande successo è oggi potere decidere, come scrittore e filologo classico grecista, cosa fare, dove e andare, sulla base di emozioni sensazioni benessere interiore. Io ascolto la Grasso. Non il suo curriculm!
Da oltre venti anni, proprie per queste ragioni,  non vado alla Fiera del Libro di Torino, rifiuto ogni tavola rotonda, rifiuto luoghi in cui, accidentalmente, entra chi si trova  passare  in quel momento e vi sosta qualche minuto prima di passare oltre e altrove.

 Di Belpasso, architettonicamente, non conosco nulla o quasi, conosco però l’ “abbraccio” che questa magnifica Cittadina, attenta rispettosa affettuosa, sa riservare a chiunque, credo, vi si rechi.

Con me è stata generosissima, gli occhi di chi mi ascolta “narrare” più che parlare, ovviamente io vado sempre fuori tema e me vanto, sono talmente complici con i miei, talmente attenti curiosi che andare, ogni volta, mi ricarica moltissimo emotivamente. Belpasso sa accogliere, rispettare, onorare. Belpasso fa onore alla Sicilia.

Quanto a me , Tema in questo Festival è il mio rapporto con l’Arte, ho già in mente una mia magnifica” trazzera” narrativa, nella quale condurre gli ospiti del magnifico pomeriggio. Ospiti ai quali voglio lasciare di me un ricordo emotivo, non di quanti Musei abbia visitato o quante volte abbia scritto di Caravaggio e del suo “Bacchino malato” che adoro.
Con questa tipologia di ospiti , io do tutto, non mi risparmio, non mi freno, non nascondo, parlo in dialetto e, già successo, se nell’uditorio un ospite mi attira, u chiappu, mu ssettu ccu mia, gli faccio domande,  gli cedo la parola, nel faccio il protagonista, e l’incontro con me diventa una inedita pièce teatrale di cui io sarò solo comparsa non più protagonista. Con me è così,  propongo sconosciuti acchiappati tra il pubblico, ne faccio protagonisti, e non sbaglio mai.
Gli occhi di noi esseri umani differiscono per colore ma, soprattutto, per comunicazione. Ci sono occhi di trigghia, per i quali non ho interesse, ci sono occhi vìvuli, occhi ca parranu, che non mi faccio sfuggire. In questi incontri non provo mai la noia, che invece, mi assale in altri di “grande lignaggio” in cui, chi dovrebbe comunicare, in realtà legge guarda solo i foglietti ca vanu cascannu, e, altra cosa terribile, propone noiosissime slide! io sono disabile digitale e me ne vanto. Iu parru non leggiu! iu talìu  na ll’occhi, stabilisco un contatto, un’umanità.
Potrei andare avanti all’infinito nel racconto di incontri suggestivi emotivi narrativi, ma i migliori sono quelli che si concludono non con un omaggio floreale, non sono ancora morta, ma con una tavolata di mangiarizzi siciliani, sfinciuni arancini cipolline pizza a trancio e ogni altro ben di dio, che mi rafforza sempre più in una certezza: non vorrei mai essere nata altrove! Sono, per nascita passione devozione e dialetto, siciliana”.