Gela – La calma piatta della politica gelese è finita. Al centro della manifestazione di ieri, il presidente della commissione bilancio Vincenzo Tomasi, accusato di delirio di onnipotenza indotto, in quanto rientrerebbe in una manovra di ‘famiglia”. Il Pd si pone dalla parte della consigliera Lirena Alabiso che ha lavorato al progetto sull’atto conteso. Tomasi risponde:
“Nessun delirio di onnipotenza ma il rispetto di un preciso protocollo istituzionale. Durante la presentazione del regolamento elaborato dalla commissione bilancio, che ho l’onore di presiedere, i consiglieri del Partito democratico, di maggioranza, hanno abbandonato l’aula, motivando la scelta con l’accusa nei miei confronti di un presunto delirio di onnipotenza. Un’accusa grave e ingiustificata, che respingo con fermezza. La questione è semplice e riguarda il rispetto dei ruoli. Il regolamento in oggetto è frutto di un lavoro collegiale della commissione bilancio. Come previsto dalla prassi istituzionale e dal buon senso amministrativo, è il presidente della commissione a presentare in aula l’atto elaborato dall’organo che rappresenta. Non si tratta di protagonismo personale, ma di un principio elementare di corretto funzionamento degli organi consiliari. In due anni di presidenza della commissione bilancio ho sempre mantenuto un profilo basso e non mi sono mai sovrapposto agli altri componenti. Rispedisco al mittente l’accusa di delirio di onnipotenza che eventualmente andrebbe riferita a chi ha imposto al proprio gruppo consiliare di lasciare l’aula – nonostante poco prima mi avesse rassicurato sul fatto che accettava il mio intervento e il ruolo. Addirittura, alcuni consiglieri del Pd hanno lasciato l’aula senza neanche conoscere le motivazioni; nessuno intende mortificare il contributo dei singoli consiglieri. Al contrario, il lavoro svolto da ciascun componente della commissione è parte integrante del risultato finale. Tuttavia, il rispetto delle funzioni è condizione essenziale per garantire ordine, equilibrio e autorevolezza all’istituzione. È stato rappresentato in commissione, proprio dal consigliere Alabiso, un presunto termine perentorio al 28 febbraio per l’approvazione del regolamento, termine che non trova riscontro nella normativa vigente né nella legge finanziaria di riferimento. Accelerare un atto regolamentare su basi giuridiche inesatte non significa essere efficienti ma rischiare di compromettere la qualità del provvedimento”.
