Sanremo – Da diciotto anni vivo a Sanremo per lavoro, e durante il Festival la città si trasforma in un tripudio di vita che mi ricorda tanto le feste del Meridione. Originario di Gela in Sicilia, insegno storia e filosofia al Liceo Cassini di Sanremo la mattina e Pedagogia Speciale all’Università di Genova il pomeriggio. Qui, come nelle feste siciliane, esplodono tantissima gente, suoni vivaci e colori ovunque.
La mattina, al Cassini è un vortice: lezioni di storia e filosofia interrotte da chiacchiere sul Festival. “Professore, è come sono le feste a Gela!”, dicono i ragazzi. Hanno ragione: fuori, le strade brulicano di persone, musica lontana dall’Ariston, un’energia contagiosa simile alle processioni patronali del Sud, con bande e fuochi d’artificio.
Pomeriggio verso Genova per Pedagogia Speciale, con la radio che trasmette prove.
Al rientro, Sanremo è un’altra: piazza Colombo somiglia alle piazze meridionali in festa, invase da migliaia di visitatori, voci che si sovrappongono, colori di luci e fiori come nelle luminarie di paese. Tantissima gente che balla, ride, mangia street food, un caos ordinato, proprio come le feste estive in Sicilia, ma con il mare ligure sullo sfondo.
La sera, davanti alla TV con amici, rivivo queste scene. Il Festival accentua la metamorfosi della città, riportandomi i profumi e i ritmi del Sud: un’atmosfera di comunità e gioia pura. Dopo 18 anni, è questo il mio Sanremo preferito.
Nel 2015 sono stato coinvolto in uno spot.


Eccolo:
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