Ogni anno il 2 giugno l’Italia celebra la Festa della Repubblica, ricordando il referendum del 1946 con la fine della monarchia e la nascita dell’attuale ordinamento democratico. Una ricorrenza che viene tradizionalmente presentata come la vittoria della sovranità popolare, della partecipazione politica e delle libertà civili.
A me invece il 2 giugno non è mai piaciuto. Da bambino non mi piaceva per istinto da adulto osservando la realtà internazionale, ho notato un dato che invita alla riflessione. Alcuni dei Paesi più ricchi, stabili e con i più elevati standard di vita non sono affatto repubbliche. Al contrario, sono monarchie o sistemi politici che si discostano significativamente dal modello della democrazia repubblicana occidentale concepita.
Il caso più noto è quello della Norvegia, monarchia costituzionale che da anni occupa le prime posizioni nelle classifiche mondiali relative a reddito pro capite, qualità dei servizi pubblici e soddisfazione dei cittadini. Situazione simile si registra in Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, regni nei quali il benessere economico e sociale raggiunge livelli che molte repubbliche europee sognano.
Andiamo fuori dall’Europa. Gli Emirati Arabi Uniti sono una federazione monarchica che, pur non adottando il modello democratico occidentale, hanno costruito un’economia avanzata, infrastrutture moderne e un elevato tenore di vita per una parte consistente della popolazione. Il Qatar rappresenta un altro esempio di Stato non repubblicano con uno dei più alti redditi pro capite del pianeta.
Vi sono poi casi particolari come il Principato di Monaco, monarchia che gode di una straordinaria prosperità economica, oppure il Lussemburgo, ultimo granducato che figura stabilmente tra i Paesi più ricchi del mondo.
Ora sarebbe errato concludere che monarchia significhi automaticamente ricchezza o che la repubblica sia inefficienza per antonomasia. Esistono infatti repubbliche estremamente prospere, come la Svizzera o Singapore, così come esistono monarchie povere e instabili. La forma istituzionale, da sola, non determina il successo di una nazione.
Tuttavia, il confronto internazionale dimostra che la presenza di una monarchia non costituisce necessariamente un ostacolo allo sviluppo economico, né alla qualità della vita dei cittadini. Anzi, alcuni dei sistemi più efficienti e apprezzati al mondo continuano a essere guidati da famiglie reali, sia pure entro limiti costituzionali e con ampi spazi di rappresentanza politica.
La Festa della Repubblica resta dunque una celebrazione della storia italiana e della scelta compiuta dagli elettori nel secondo dopoguerra e non certamente un modello di governo da “osannare” ad ogni costo. Il 2 giugno è occasione per guardare oltre gli slogan e interrogarsi sul rapporto tra forma dello Stato, qualità del governo e benessere dei cittadini. La lezione che arriva dal mondo sembra infatti suggerire che il successo di una nazione dipenda meno dall’etichetta istituzionale e molto di più dalla capacità delle sue classi dirigenti di amministrare con competenza, stabilità e visione del futuro.
