Gela – Cosa merita un contribuente dopo una vita di lavoro, dopo aver cresciuto figli, costruito una famiglia, contribuito alla società? Dovrebbe meritare cura, dignità e vicinanza dei propri cari. Ma per Maria Blanco, 92 anni, tutto questo sembra essere venuto meno.
La signora Maria Blanco, 92 anni, ancora in astanteria dal giorno di Natale.
La donna è entrata al pronto soccorso dell’ospedale di Gela il 25 dicembre, giorno di Natale. Un “regalo” amaro per i suoi familiari. Da allora è rimasta bloccata in astanteria, non in reparto, ma in una stanza di transito adiacente al pronto soccorso, dove i pazienti dovrebbero restare poche ore, non giorni.
La situazione è quella che vedete nelle foto: pazienti ammassati in una stanza ed in corridoio.

Oggi è 31 dicembre. Sono passati sei giorni, e la signora Maria è ancora lì. Il figlio, intervistato da noi, ha raccontato la situazione e ha spiegato di aver presentato istanze formali alla direzione dell’ASP, ma finora nessuna risposta.
Un caso che riapre il tema delle condizioni del sistema sanitario locale, soprattutto per gli anziani, e su come spesso vengano meno quei diritti basilari che una società civile dovrebbe assicurare.
Ecco la nota per i giornali a firma del figlio ing. Salvatore Cacioppo. Per chiedere aiuto:
“Scrivo per denunciare una situazione di disumanità e violazione dei diritti che sta avvenendo presso l’Ospedale ‘Vittorio Emanuele’ di Gela. Mia madre, Maria Blanco, 92 anni, invalida al 100% e cieca assoluta, è bloccata in astanteria al Pronto Soccorso dal pomeriggio di Natale.
Nonostante la sua condizione e le leggi vigenti (Legge 104 e Legge 106/2021), mi viene negato il diritto di assisterla come caregiver. Oggi la situazione è precipitata: mia madre si trova in una stanza con pazienti affetti da polmonite e bronchite, rischiando il contagio e la vita. Stamattina ho cercato il Direttore Sanitario e il Primario del Pronto Soccorso, ma risultano tutti assenti.
L’ufficio URP non fornisce soluzioni. Ho già inviato una diffida legale via PEC e sto procedendo a informare i Carabinieri (NAS) per abbandono di incapace e omissione di atti d’ufficio. È inaccettabile che una donna di 92 anni, nel buio della sua cecità, venga lasciata sola in un ambiente a rischio infettivo.
Chiedo il vostro aiuto affinché questa voce arrivi a chi ha il potere di intervenire prima che sia troppo tardi”.
Spiace chiudere l’anno con articoli come questo, ma il nostro dovere di giornalisti è quello di aiutare chi ha bisogno
