Notiziefuorirotta.it è un giornale super partes di formazione cattolica. Per questo, per noi, nel giorno di Natale pensiamo a Dio e ci occupiamo di Lui.
Il prof. Massimo Cassara’ ci offre, oggi, la sua riflessione sul Natale.

Natale per il Figlio di Dio o per l’uomo smarrito? “Venite Adoriamo” fu, di certo, per i pastori di quella straordinaria notte e per tutta quella porzione di umanità che questi rappresentano in ogni tempo; dai Vangeli si evince, inoltre, una narrazione della Natività prodiga di indizi per coloro i quali attendevano da secoli che la promessa del Messia si adempisse: il popolo eletto. Tutto sembrerebbe dire con ciò il compiersi di un evento circostritto geograficamente e culturalmente.
Gesù smentirà con la Sua predicazione questa univoca lettura: il suo messaggio, la sua chiamata non soltanto non sarà esclusivo appannaggio di una determinata area geografica, non lo sarà neppure per le aspettative del solo uomo religioso. Il destinatario preferito da Cristo sembra proprio essere l’uomo “anti religioso”, colui il quale cerca con tutte le proprio risorse mentali di dare un senso alla propria ingarbugliata esistenza; è quell’uomo che da sempre ci prova ma non riesce a venirne a capo; inevitabile è per questa ampia parte di umanità l’angosciante tenaglia dello smarrimento e la logica sua conseguente precarietà.
Con scarsi margini di errore, questa figura d’uomo sembra descrivere bene il disagio di grossa parte di mondo, si tratta di una esperienza sul cui sfondo si staglia l’inesorabile “nulla”. Un “nulla” del quale non si può dire che il peggio del peggio, poichè l’animo umano – questa entità originaria che esige di esistere in forza di una meta significante su cui poggiare la propria speranza – purtroppo non trova nulla, niente di niente!
Da qui la piena, invincibile disperazione! Moltissimi dotti, veri intellettuali, rispettabilissimi uomini di pensiero sanno molto più di moltissimi credenti, eppure vivono infelici, tristi, senza entusiamo, quasi disperati! Il loro orizzonte è chiuso, non c’è nulla in cui sperare, non vi è nessun domani raggiante di luce dopo una lunga notte di buio pesto; si tratta spesso di attraversare una notte dietro l’altra senza l’accenno di una, se pur pallida, aurora. Sono spesso uomini eroici, lottano per la giustizia, per la pace, per la solidarietà; li vedo: sono per lo più sfiniti; mi dispiaccio, vorrei che provassero ad aprirsi, magari come ad una semplice ipotesi, alla possibilità che un Dio ignoto abbia permesso che il Suo Figlio venisse a nascere dal grembo di una umile Donna! Sia chiaro, non propongo loro nessun eclatante, infantile Natale, nessun dirompente evento, apparso con l’arrogante, violento e umiliante piglio che magicamente viene a trasformare il buio in bagliore e il dolore fisico in vigorosa salubrità!
Il Natale è una Luce posta a distanza, è discreta, una Luce quasi invisibile, insignificante per i grandi della Terra (nascere a Betlemme, sperduta provincia Romana, non ha forse questo significato?…). Il Natale è una piccola ma ferma luce, capace di tracciare una scia, un sentiero.
Si indaghi, si chieda, magari a qualcuno che si è smarrito, vagando costernato per lungo tempo, in cerca di un minuscolo indizio, di un accenno utile a ricordargli la via del ritorno a casa.
Si chieda a costui, lo si faccia adesso che dimora pacifico tra le sue quattro solide incrollabili mura domestiche, cosa abbia significato allora l’aver intravisto per un solo istante quel minuscolo indizio ad indicargli la via di casa, l’aver riconosciuto quell’impercettibile segno familiare. Avrà quest’uomo raggiunto subito la meta desiderata? Probabilmente saranno passati anni ed anni di cammino faticoso, doloroso, ma si è trattato di anni di pace, di serenità, di certezze; avrà sofferto sete, stanchezza, sonno, fame, avrà subìto soprusi, ingiustizie, indigibili angherie, tradimenti ma tutto ciò senza aver mai sperimentato o ceduto alla disperazione!
La speranza si è accomodata nel suo cuore, si è impiantata così radicalmente, da diventare tutt’uno con il suo essere! Sapeva di un domani, quel sentiero gli aveva consegnato la certezza di un domani, era sopraggiunto un domani e quel domani era una Lucina in fondo che brillava, una lucina perenne, ferma, indefettibile, stabile, un segno posto lì, per sempre, lì a Betlemme, ad attenderlo instancabilmente, fedelmente, lì dove nessuno immaginerebbe di trovare il bandolo della matassa!
Ecco finalmente la pienezza di senso: ogni giorno di quel lunghissimo cammino è stato segnato da pienezza di significato, un significato appagante, nessuno spazio vuoto, tutto colmato nonostante tutto in fieri per quel lunghissimo sentiero ancora da percorrere! Questo è il Natale, la certa Speranza: vivere nel “Non ancora”, l’eterno “Già” del Paradiso!
E il Verbo si fece carne…
La “Luce” ci ha raggiunti… e questo basta ed avanza, poichè il sentiero è tornato a brillare davanti ai nostri occhi!
Auguro a tutti di afferrare questa piccola Luce, di custodirla come il più prezioso dei tesori mai posseduto, sará questa la bussola che condurrà ciascun uomo, quella porzione di umanità che lo desidera, alla Salvezza.
Prof. Massimo Cassara’
