“Il Natale non sia una parentesi di ingenuità, ma una sfida”

L'immagine potente del presepe della Parrocchia Regina Pacis di Gela per il messaggio di auguri ai nostri lettori
25/12/2025
Tempo di lettura: 2 minuti

I resti anneriti di un albero bruciato – che a prima vista sembrerebbero non avere più nulla da dire – da dove prende forma la scena antica e sempre nuova della Natività, è l’immagine che abbiamo scelto per augurare ai nostri lettori Buon Natale. Si tratta del presepe allestito all’interno della Parrocchia Regina Pacis di Gela, che potete ammirare nella forma. Il legno spezzato dal fuoco si fa capanna, capace di restituire sotto una forma nuova senso, bellezza e luce proprio quando tutto sembrava essersi fermato.

Un legno dunque destinato ad essere scartato è così diventato un’immagine potente grazie alle luci e alle decorazione del Natale che brillano sul Bambino “venuto per portare pace in terra agli uomini di buona volontà”. Una rappresentazione “scomoda” che nella sua semplicità ci ricorda che non tutto ciò che appare rovinato è perduto. Che non tutto ciò che è stato colpito, ferito, consumato, è destinato a rimanere tale. A volte basta uno sguardo diverso, una cura paziente, un gesto di attenzione per trasformare ciò che resta in qualcosa che parla ancora. Lo ha fatto questa parrocchia di Gela utilizzando appunto i resti di un albero sradicato dal giardino esterno che ignoti qualche mese fa avevano dalle fiamme.

D’altronde, il Natale nasce proprio così. Nasce da una periferia del mondo, da una grotta, da una mangiatoia. Non certamentee dal centro del potere, né dal lusso, né dalla perfezione. Nasce lì, dove nessuno avrebbe pensato di cercare la speranza. Ed il messaggio che questo presepe trasferisce a chiunque ha avuto l’opportunità di visitarlo risiede proprio nella luce che non cancella il buio, ma lo attraversa; che non nega le ferite, ma le abita.

Vogliamo dunque utilizzare l’immagine di questa Natività come metafora di Gela per formulare ai nostri lettori gli auguri per questo natale; per ricordarci che accanto a quelle cronache – da qualsiasi ambito esse provengano – che ci fanno correre il rischio di credere che tutto sa compromesso, ci sono anche le altre cronache che raccontano di persone che resistono, che costruiscono, che non si arrendono alla rassegnazione. Sono storie fatte di gesti silenziosi, di impegno quotidiano, di tentativi – magari imperfetti, magari faticosi – di dare un senso nuovo a ciò che resta. Come questo presepe, anche la nostra comunità porta i segni del fuoco, delle prove, degli errori. Ma porta dentro di sé anche una possibilità di rinascita che spesso non vediamo, o che non sappiamo raccontare abbastanza.

Questo Natale sia allora l’occasione per fermarsi un momento e cambiare prospettiva. Non per dimenticare ciò che è stato, né per edulcorare la realtà. Ma per provare a riconoscere che anche dalle macerie può nascere qualcosa di vero. Che ciò che sembra da buttare può diventare fondamento. Che la bellezza non è assenza di dolore, ma capacità di trasformarlo.

Questo è il nostro augurio alla città, ai nostri lettori: un Natale che non sia una parentesi di ingenuità, ma una sfida: quella di credere che il racconto non sia già scritto e scritto una volta per tutte. Ma che esiste uno spazio, piccolo ma reale, per una luce nuova, sufficiente a orientare il cammino.

Buon Natale! Perché possiamo essere capaci di sapere guardare anche ciò che è stato bruciato, ma con occhi diversi per saper adornare, curare, ricostruire. Il Natale, allora, a volte, accade proprio lì dove meno ce lo aspettiamo.

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