Virtualescenti: identità, relazioni e apprendimento nell’era digitale

21/06/2026
Tempo di lettura: 3 minuti

Siamo giunti alla conclusione di questa rubrica dedicata ai virtualescenti.

Ci congediamo da voi per la pausa estiva e ci ritroveremo in autunno, con molte novità e nuovi spunti di riflessione.

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Negli ultimi anni, all’interno del dibattito pedagogico e sociologico italiano, si è fatto strada un termine nuovo e provocatorio: virtualescenti. Coniato da Vincenzo Cascino, il termine descrive una generazione inedita, sospesa tra crescita biologica e immersione digitale, tra esperienza concreta e costruzione virtuale del sé.

Ma chi sono davvero i virtualescenti? E quali sono le loro caratteristiche principali? Dall’analisi degli articoli pubblicati, emerge un quadro articolato, che invita a superare letture superficiali e spesso allarmistiche.

1. Identità fluida e plurale

Il virtualescente costruisce la propria identità attraversando molteplici ambienti digitali. Non esiste un unico “sé”, ma una costellazione di rappresentazioni: profili social, avatar, narrazioni personali. Questa molteplicità non è necessariamente segno di fragilità, bensì può diventare uno spazio di sperimentazione identitaria. Tuttavia, la mancanza di un centro stabile può generare disorientamento, soprattutto in assenza di adulti capaci di accompagnare tali processi.

 

2. Relazioni mediate ma non meno significative

Contrariamente a una visione nostalgica che oppone reale e virtuale, i virtualescenti vivono relazioni autentiche anche attraverso gli schermi. L’amicizia, il conflitto, l’appartenenza si sviluppano in ambienti digitali con intensità emotiva reale. Il rischio, semmai, è la riduzione della complessità relazionale a dinamiche rapide e semplificate, come il “like” o la reazione immediata.

 

3. Tempo accelerato e attenzione frammentata

Una delle caratteristiche più evidenti è il rapporto con il tempo: veloce, discontinuo, spesso dominato dalla logica dello scroll infinito. Questo influisce sui processi cognitivi, favorendo modalità di attenzione breve e multitasking. Cascino sottolinea come ciò non implichi necessariamente un decadimento cognitivo, ma richieda nuovi modelli educativi capaci di dialogare con queste trasformazioni.

 

4. Apprendimento non lineare e informale

I virtualescenti apprendono in modo diffuso, non strutturato, spesso al di fuori dei contesti scolastici tradizionali. Tutorial, video, community online diventano fonti primarie di conoscenza. Questo mette in crisi il modello trasmissivo della scuola, evidenziando la necessità di un approccio più aperto, laboratoriale e partecipativo.

 

5. Creatività digitale e cultura partecipativa

Lontani dall’essere semplici consumatori, molti virtualescenti sono produttori di contenuti: video, meme, musica, narrazioni. La creatività si esprime attraverso linguaggi nuovi, ibridi, spesso poco riconosciuti dalle istituzioni educative. Cascino evidenzia come questa dimensione rappresenti una risorsa preziosa, da valorizzare piuttosto che reprimere.

 

6. Esposizione e vulnerabilità

La continua presenza online espone i virtualescenti a rischi specifici: giudizio sociale, dipendenza da approvazione, perdita di privacy. La costruzione del sé diventa pubblica, sottoposta a feedback costanti. Questo può incidere sull’autostima e sul benessere psicologico, rendendo urgente un’educazione digitale critica.

 

7. Bisogno di guida adulta, non di controllo

Uno dei punti più ricorrenti negli articoli è la necessità di una nuova postura educativa. Non serve demonizzare la tecnologia né imporre divieti rigidi, ma costruire una relazione educativa basata su ascolto, dialogo e co-esplorazione. L’adulto deve diventare un “mediatore culturale”, capace di abitare insieme ai giovani gli spazi digitali.

 

Il concetto di virtualescente, così come emerge dalle riflessioni di Cascino, non è una categoria stigmatizzante, ma uno strumento interpretativo. Invita a comprendere una generazione che non può essere letta con le categorie del passato.

 

Più che chiedersi cosa i giovani stiano perdendo, forse è il momento di interrogarsi su ciò che stanno costruendo — e su come il mondo educativo possa accompagnarli in questo processo.

 

In definitiva, i virtualescenti non sono “meno reali”, ma profondamente immersi in una realtà trasformata. E comprenderli significa, prima di tutto, accettare che anche noi, adulti, siamo chiamati a cambiare sguardo.