Il Potere Donativo e Trasformativo del Linguaggio Terapeutico

In un’epoca in cui il silenzio interiore tende spesso a prevalere, ritrovare la parola diventa già, di per sé, un atto di cura
20/03/2026
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Gela – ” Sono Soltanto Parole? : Il Potere Donativo e Trasformativo del Linguaggio Terapeutico”  è stato il tema della  II Edizione della Settimana del Cervello con DANA Foundation e in rete con diverse associazioni locali che hanno creduto al valore scientifico del tema.

La Comunicazione Non Violenta in Ambito Scolastico è stata al centto di un incontro che si è tenuto ieri nella Pinacoteca comunale di Gela con Maricetti Giorrannello insegnante e mindfulness trainer, (una tecnica della psicologia meditativa che aiuta a curare lo stress e l’ansia, favorendo il benessere),

 

La psico terapeuta Nuccia Morselli ha intrattenuto il pubblico sul tema dell’aspetto psicologico. Il Potere Curativo della Parola è stato l’argomento di Carlo Romano medico geriatra, la Forza alle Parole di Domenico Russello giornalista con la moderazione di Elias d’Aleo, la presenza di  Maria Grazia Fasciana in rappresentanza dell’amministrazione comunale che ha patrocinato l’iniziativa e al pubblico presente che ha mantenuto un ascolto attento e partecipato.

E’ emerso che il linguaggio è molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è uno strumento fondamentale di elaborazione e trasformazione emotiva. Parlare, soprattutto quando riguarda esperienze interiori, permette di rendere pensabile ciò che spesso rimane confuso, indistinto o taciuto.

La parola, in questo senso, possiede un profondo potere terapeutico: favorisce il benessere psicologico e contribuisce alla regolazione delle emozioni. Numerosi studi dimostrano che esprimere verbalmente esperienze traumatiche, anche attraverso la scrittura, può migliorare la salute mentale e fisica, riducendo sintomi di ansia, depressione e stress (Pennebaker, 1997-2011).

Allo stesso modo, dare un nome alle emozioni ha effetti concreti sul cervello: riduce l’attività dell’amigdala, coinvolta nelle risposte allo stress, e attiva aree corticali legate alla riflessione e al controllo cognitivo (Lieberman et al., 2007).

Fondamentale è anche il ruolo della “narrazione coerente”, considerata un processo chiave per integrare emozioni e pensiero (Siegel, 2010). Parlare, quindi, non significa soltanto liberarsi, ma anche riorganizzare l’esperienza: le parole aiutano a costruire significato, a dare forma alla memoria e a ristabilire una connessione autentica con sé stessi e con gli altri.

In un’epoca in cui il silenzio interiore tende spesso a prevalere, ritrovare la parola diventa già, di per sé, un atto di cura.