La donazione del se’ in maniera totale

"Non è possibile dare quanto di più necessario all'uomo se non si è disposti a donare parte di sè, se non interamente!"
02/08/2026
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La parabola del prodigioso miracolo dei pani e dei pesci ci fa sorprendere questa domenica. Leggiamo la riflessione del prof. Massimo Cassara’.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14, 13-21

“In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”.

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Anche questa Domenica la Parola di Dio torna a sorprendeci per la sua prodigiosa lungimiranza, simile a ciò che è ravvisabile in un chicco di grano lasciato marcire sotto terra per assistere al suo straordinario riapparire tra maggio e Giugno in una sfolgorante spiga dorata. È certo che una evidente assuefazione all’ordinaria straordinarietà della vita, rischia di renderci ciechi e sordi di fronte a Dio che non smette di parlare. Chi si accosta al Vangelo di oggi probabilmente dovrà superare un ostacolo per attingere alla forza attualizzante e rinnovatrice che Dio opera mediante la sua Parola. Il versetto su cui consiglio di meditare: “Voi stessi date loro da mangiare”, ha lasciato spazio, non senza una certa forzatura esegetica,

ad ipotesi di interpretazioni suggestive, cioè che Gesù intendesse spingere gli Apostoli a farsi presto cibo – olocausto – per le folle che lo seguivano; in qualche modo si tratterebbe di un invito esplicito al martirio. È ciò che una analisi grammaticale attenta al testo greco ha presto smentito senza equivoci, poichè “humeis”, il pronome “voi”, corrisponde al soggetto e non all’oggetto del verbo “dare”, pertanto, esclusa la suggestiva ipotesi, rimarrebbe soltanto l’invito del Maestro Gesù, rivolto agli Apostoli, di rendersi utili per sfamare i 5.000 e più, stanchi ed affamati. A pensare bene quale missione, in seguito, espleteranno i 12 ed i loro successori lungo il corso dei secoli, quel “soltanto” non è per nulla poca cosa, anzi… il riferimento al sacramento Eucarestico nella moltiplicazione dei pani e dei pesci è esplicitato nel Vangelo teologico di Giovanni, lì l’evangelista ci insegna con autorevolezza che quel miracolo è una anticipazione della Pasqua di Gesù, in cui Egli si fa vero cibo per gli uomini; così quel “date voi” significa: amministrate il dono dei doni, la “fonte ed il culmine” della vita cristiana, ovvero l’Eucarestia. Si tratta di una mediazione – volendo sfidare il mistero divino, quello della Sua volontà – considerata da Gesù necessaria pedagogicamente: nel nome di Dio fatevi servitori gli uni degli gli altri; sperimentate come la fragilità umana, posta al servizio di Dio e del prossimo, può diventare potenza! Oggi più che mai, noi, immersi nella logica degli equilibri sociali nazionali ed internazionali ottenuti mediante continue ed estenuanti prove di forza (si pensi allo sperpero di risorse finanziarie per allestire imponenti eserciti; risorse sottratte alle emergenze alimentari e sanitarie di miliardi di cittadini) abbiamo assoluta necessità di lasciarci guidare dall’esperienza di quella piccola porzione di umanità emarginata che, ben 2000 anni fa, incrociando il Signore, tocca con mano la possibilità di un radicale sovvertimento sociale in cui “L’arco dei forti s’è spezzato, mentre i

deboli sono stati rivestiti di vigore” . Da essere umano ad essere umano corre la Grazia che pacifica e Salva; importa sì che chi si lascia attraversare dalla Grazia da trasmettere ne sia degno, tuttavia, è molto più necessario fissare lo sguardo su Colui il quale consente agli uomini di esultare: “Mi compiaccio delle mie infermità perchè quando sono debole è allora che sono (reso) forte”.

Un’ultima considerazione riguardo l’ardita interpretazione che vorrebbe anticipatamente nella moltiplicazione dei pani e dei pesci gli apostoli pronti martiri per le folle. Come non pensare al Gesù che chiede più volte inutilmente a Pietro “Mi ami tu” ed alla umanissima, risposta di Pietro il quale non riesce che a rispondere con uno striminzito “ti voglio bene, Signore”; sembra che Gesù stia umiliando Pietro, stia svilendo cinicamente la sua persona, sennonchè sappiamo che Pietrò morirà a Roma crocifisso; Gesù aveva ben chiara la sorte di Pietro, aveva proannunciato in quella reiterata domanda: “Mi ami tu?” ciò che Pietro con la Sua Grazia avrebbe fatto di grande della propria vita! Così sarà dei 12 Apostoli, i quali da lì a poco davvero si faranno cibo per i poveri di Israele, e per quelli che andranno a Gesù, al suo Vangelo; tutti, tranne Giuda Iscariota e Giovanni, liberamente si esporranno al martirio! Gesù sapeva, quando disse: “date voi stessi loro da mangiare”, ecco la sorprendente lungimiranza della Parola di Dio; una Parola valida per l’oggi immediato, contigente; una Parola valida per ogni giorno, sino alla fine dei tempi! In definitiva due letture che convergono sull’unica verità: non è possibile dare quanto di più necessario all’uomo se non si è disposti a donare parte di sè, se non interamente!

Una santa Domenica!