C’è chi elogia d’improvviso e chi commenta con occhio obiettivo quanto sta accadendo nel piccolo mondo della sanità locale dove i pazienti aspettano servizi, gli operatori ed i medici si sacrificano crollando per i turni massacranti e i dirigenti amministrativi stanno nell’eremo a firmare carte con una diaria di 400 mila euro annuali. Quattrocentomila, e Gela è un caso nazionale per carenze strutturali….
Di recente hanno firmato gli incarichi di funzione che fruttano per chi li ha avuti, dai 4500 ai 12.000 euro l’anno e per questo, ma solo per questo, ricevono grandi encomi, mentre i malati soffrono e le proteste infuriano fuori dalla grata dell’ospedale ridotto a brandelli di assistenza. Abbiamo letto gli elogi per gli incarichi.
Ecco come commenta la Dirigenza Medica di Presidio della UIL:
“In questi giorni si parla molto di sanità – scrivono Lino Salinitro responsabile provinciale della Uil e Santo Figura Responsabile Aziendale UIL FPL della Dirigenza Medica del Presidio di Gela – di ospedali in affanno e di un sistema che, da Nord a Sud, mostra segni sempre più evidenti di sofferenza. Si parla di carenza di personale, liste d’attesa, reparti in difficoltà e servizi ridotti. Troppo spesso, però, ci si dimentica di coloro che, ogni giorno, continuano concretamente a tenere in piedi questo sistema.
A pagare il prezzo più alto sono certamente i cittadini, che incontrano difficoltà crescenti nell’accesso a un diritto fondamentale: il diritto alla salute. Ma accanto a loro vi sono migliaia di operatori sanitari sui quali grava un peso divenuto ormai enorme.
Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e professionisti della salute continuano a garantire assistenza nonostante organici ridotti all’osso, turni estenuanti e carichi di lavoro sempre più difficili da sostenere. Lo fanno con professionalità, competenza, umanità e un profondo senso del dovere.
Esistono reparti di Chirurgia affidati a due soli chirurghi, oltre al Direttore. Pronto Soccorso sostenuti da pochissimi medici strutturati, affiancati da giovani colleghi sottoposti agli inevitabili limiti previsti dai loro contratti. Radiologie chiamate a lavorare senza soluzione di continuità, giorno e notte. Ortopedie costrette a ridurre i posti letto per l’insufficienza del personale. Reparti di Medicina che, pur apparendo grandi e complessi, sono in realtà sorretti da un numero di professionisti del tutto inadeguato rispetto alle necessità assistenziali.
Ci sono Direttori di Struttura Complessa e Direttori di Presidio costretti a coprire turni in Pronto Soccorso. Medici che accumulano prestazioni aggiuntive, reperibilità e ore di servizio ben oltre ogni ragionevole limite. Professionisti che escono di casa alle sette del mattino e vi fanno ritorno soltanto il giorno successivo, dopo aver lavorato quasi senza interruzione.
Altri, dopo dodici ore di servizio, riescono finalmente a sedersi a tavola, ma vengono richiamati d’urgenza per un nuovo intervento.
Dietro ogni turno c’è una famiglia che aspetta, spesso in silenzio e con apprensione. Ci sono ferie rinviate o negate, riposi sistematicamente saltati, notti insonni che si accumulano e una vita privata progressivamente compressa fino quasi a scomparire.
Esiste però un limite preciso oltre il quale il sacrificio non può più essere considerato una virtù: diventa un rischio concreto, serio e inaccettabile, tanto per chi cura quanto per chi deve essere curato.
Questa non è la realtà di un solo ospedale. È la fotografia di una crisi diffusa che riguarda Gela, la Sicilia e gran parte del Paese. Cambiano le dimensioni delle strutture e le caratteristiche dei territori, ma il problema rimane lo stesso: troppo pochi professionisti sono chiamati a sostenere un sistema sempre più fragile.
Come Dirigenza Medica di Presidio della UIL Sanità, insieme al Segretario Provinciale, non intendiamo alimentare sterili polemiche né limitarci a una semplice lamentela. Desideriamo, invece, esprimere un sentimento diverso e oggi più che mai necessario: un profondo ringraziamento.
Il nostro grazie e la nostra riconoscenza sono rivolti a tutti gli operatori sanitari che, ogni giorno, continuano a svolgere il proprio lavoro con dedizione, umanità e senso di responsabilità.
Ai medici, agli infermieri, ai tecnici, OSS e Ausiliari e a tutto il personale sanitario che, nonostante la stanchezza e le difficoltà, continua a mettere il paziente al centro. Il nostro ringraziamento è rivolto a chi non utilizza il proprio ruolo esclusivamente per tutelare una posizione personale, ma lavora con autentico spirito di servizio, assumendosi responsabilità e sacrifici che troppo spesso rimangono invisibili.
Sono questi professionisti che, nel silenzio e lontano dai riflettori, mantengono viva la sanità pubblica italiana.
A loro dobbiamo rispetto, sostegno e gratitudine. Ma abbiamo anche il dovere di garantire condizioni di lavoro dignitose, sicurezza, riposi adeguati e organici proporzionati alle reali necessità assistenziali.
La sanità non può diventare una passerella politica. Non può trasformarsi in una competizione tra destra, sinistra e centro per conquistare consenso elettorale. Dovrebbe, invece, liberarsi dalle contrapposizioni e dalle bandiere di parte, diventando terreno di collaborazione, responsabilità e sostegno concreto alle Aziende sanitarie.
Aziende che, nonostante tutto, sono chiamate ad attuare la propria governance affrontando enormi difficoltà strutturali e territoriali, gravissime carenze di personale e problematiche che si trascinano da decenni. Realtà costrette quotidianamente a cercare soluzioni emergenziali per colmare vuoti che non possono più essere affrontati con provvedimenti temporanei.
Il diritto alla salute non può continuare a essere affidato esclusivamente all’eroismo e al sacrificio personale di chi lavora negli ospedali.
Se oggi questo diritto continua a essere garantito, lo dobbiamo soprattutto allo straordinario spirito di servizio degli operatori sanitari: giovani professionisti, madri, padri e colleghi prossimi alla pensione o già pensionati che, con generosità e competenza, continuano a offrire il proprio contributo.
Ma nessun sistema può sopravvivere a lungo contando esclusivamente sulla loro abnegazione e sulla loro resilienza”.
