Gela – Vanno di moda, ormai, le rimpatriate tra ex compagni di classe. Ci si ritrova dopo venti, trenta o quarant’anni, si rispolverano fotografie, ricordi e vecchie storie. Ma quando, dopo oltre 43 anni, a ritrovarsi sono così tanti compagni di una stessa classe e lo fanno con quello straordinario spirito goliardico di un tempo, allora non è soltanto una rimpatriata.
È qualcosa di più profondo. È la dimostrazione che il tempo può cambiare le persone, ma non necessariamente riesce a cancellare un’amicizia nata tra i banchi di scuola.
È accaduto alla 5ª A Geometri dell’Istituto “Luigi Sturzo” di Gela, che ieri 28 agosto 2026 è tornata a riunirsi per una serata speciale fatta di sorrisi, ricordi ed emozioni rimasti congelata negli anni.
Più di quattro decenni fa erano ragazzi. Sedevano insieme tra i banchi, con matite, righelli, calcoli, squadre e fogli da disegno. Condividevano interrogazioni, compiti, ansie, scherzi e risate. Poi la vita li ha portati lungo strade diverse.
Sono diventati professionisti, uomini delle istituzioni, rappresentanti della sanità, dell’edilizia, dell’architettura, dell’ingegneria, della pubblica amministrazione, delle forze dell’ordine e della tutela dell’ambiente e dei beni culturali.
Professioni diverse, vite diverse, storie diverse. Ma la stessa classe nel cuore.
A rendere ancora più particolare la serata è stato il componimento in versi “Evviva la nostra classe”, un vero viaggio nella memoria, capace di raccontare quegli anni con ironia, affetto e una buona dose di sana goliardia.
Verso dopo verso sono tornati protagonisti compagni e professori, riportando alla mente episodi e personaggi che appartengono alla memoria collettiva di quella classe.
Un pensiero speciale è stato rivolto agli insegnanti Pino Valenti, Angelo Di Pietro e all’indimenticato Totò Marino, oltre alla professoressa Bellia e al marito Tandurella, figure che hanno lasciato un segno nella formazione e nei ricordi di quei ragazzi.
La 5ª A era composta da Giorgio Campanaro, Carlo Orlando, Paolo Presti, Santi Nicoletti, Saverio Brullo, Luigi Flores, Maurizio Gravina, Nele Scicolone, Antonio Romano, Gaetano Rodoti, Giovanni Salsetta, Carlo Lo Porto, Benedetto Scuvera, Sebastiano Migliore, Fabrizio Pellitteri, Angelo Nastasi, Rocco Biundo, Totò Stimolo, Orazio Cauchi, Carmelo Di Bartolo, Totò Cassarino, Peppe Sammito, Giovanni Giuliana, Rosario La Chiusa, Giovanni Romano, Quinto Nicoletta e Rocco Libiano.
Rivedersi tutti insieme, o quasi, dopo così tanto tempo ha avuto qualcosa di magico.
Perché davanti a una tavola imbandita, tra una battuta e un ricordo, per qualche ora le distanze della vita sono sembrate accorciarsi. Le rughe, i capelli diventati bianchi, le responsabilità e gli anni trascorsi sono passati quasi in secondo piano.
È bastato uno sguardo, una risata, un vecchio soprannome o il ricordo di un professore per ritrovare, almeno per una sera, quei ragazzi della 5ª A.
E forse è proprio questo il significato più bello delle rimpatriate che oggi stanno tornando sempre più spesso di moda: non soltanto ricordare il passato, ma capire quanto quel passato abbia contribuito a costruire ciò che siamo diventati.
La serata si è conclusa con un brindisi dedicato ai professori e a tutti i compagni, accompagnato dall’augurio di non aspettare altri quarant’anni per ritrovarsi.

Perché l’amicizia vera non ha bisogno di frequentarsi ogni giorno per esistere.
A volte può sopravvivere al tempo, alle distanze, alle professioni, alle famiglie e alle strade diverse che la vita ci impone.
E quando, dopo 43 anni, riesce ancora a far ridere un gruppo di uomini come quando erano ragazzi, allora significa che quella vecchia classe non è mai veramente finita.
È rimasta lì, tra quei banchi della Luigi Sturzo, ad aspettare il momento di tornare insieme.
