Gela, il cielo senza tramonto e il futuro che ci aspetta

mentre il sole scompare dietro quella strana foschia africana e la luna prova inutilmente a prendere il suo posto
29/08/2026
Tempo di lettura: 2 minuti

A Gela in questi giorni sembra che il cielo abbia smesso di seguire le regole.

Il sole non tramonta davvero. Si spegne lentamente dentro una coltre di polvere, mentre la luna dell’imbrunire sembra comparire e scomparire come un’apparizione. Il pulviscolo proveniente dal Sahara attraversa il Mediterraneo e raggiunge le nostre coste, trasformando il cielo di Gela in una scenografia surreale. Il rossore dei nostri tramonti lascia il posto ad una luce stranissima ed a orizzonti sfocati.

È un cielo bellissimo da guardare ma .

anche un po’ inquietante.

Perché mentre lo guardiamo dalla nostra spiaggia, dal lungomare, dalla città che si affaccia sul Mediterraneo, non possiamo fare a meno di pensare a quanto sia fragile l’equilibrio nel quale viviamo.

A Gela il caldo sembra non voler concedere tregua. Aspettiamo le grandi piogge, consapevoli però che, dopo mesi di siccità e temperature estreme, l’acqua può arrivare improvvisamente e con una violenza difficile da gestire.

E mentre noi osserviamo questo tramonto che non arriva, dall’altra parte del mondo arrivano le immagini devastanti dell’alluvione in Nepal.

Anche la Sicilia ha vissuto in questi giorni la forza della natura attraverso l’Etna, con conseguenze pesanti anche sul turismo, proprio in una terra che del turismo dovrebbe fare una delle proprie grandi risorse.

Forse è arrivato il momento di parlare seriamente di una exit strategy per il futuro di Gela.

Non per scappare dalla natura, ma per imparare a conviverci.

Gela è una città nata dal Mediterraneo, cresciuta sul mare e costruita sulle proprie antichissime origini greche. Qui la natura non è un elemento estraneo ma è parte della nostra identità. Il mare, il sole, la terra, il vento e perfino la polvere che arriva dall’Africa raccontano quanto siamo legati a un sistema molto più grande di noi.

Sul clima si può discutere, naturalmente. Effetto serra, variazioni atmosferiche, dinamiche planetarie e perfino piccolissime variazioni nell’assetto della Terra sono argomenti complessi che meritano scienza, studio e meno slogan.

Ma una certezza rimane ed è che non tutto possiamo controllarlo.

Possiamo però prepararci.

Possiamo progettare una Gela più resiliente, capace di affrontare il caldo, le piogge improvvise, gli eventi naturali e le trasformazioni del turismo. Possiamo valorizzare il nostro mare, il nostro patrimonio archeologico, la nostra storia greca e il nostro territorio senza continuare a considerare queste risorse come qualcosa di scontato.

Forse questa dovrebbe essere la nostra vera exit strategy. Non abbandonare Gela, ma prepararla al futuro.

E allora, mentre il sole scompare dietro quella strana foschia africana e la luna prova inutilmente a prendere il suo posto, fermiamoci per qualche minuto a guardare.

Godiamoci questo cielo surreale che accompagna le nostre giornate.

Perché Gela, da sempre, guarda il Mediterraneo.

E forse oggi il Mediterraneo sta chiedendo anche a noi di guardare un po’ più lontano. A settembre riapre tutto. Uffici al completo e scuole affollate. Riprendono i consigli comunali e si tornerà a parlare di politica. Vi sentite pronti? Io no.