In Sicilia la campanella, al momento, resta fissata per il 15 settembre. Nessun rinvio generalizzato è stato disposto dalla Regione, nonostante le temperature ancora elevate e le preoccupazioni per le condizioni degli edifici scolastici.
Il dibattito sull’opportunità di posticipare l’inizio delle lezioni, tuttavia, non dovrebbe essere liquidato come una questione legata soltanto all’emergenza di questi giorni. Il caldo estremo rappresenta una realtà con cui il nostro Paese dovrà sempre più confrontarsi e che impone una riflessione strutturale.
Per questo, il Governo nazionale dovrebbe iniziare a lavorare già da ora a un piano emergenziale per il caldo, in vista del prossimo anno scolastico. Un piano nazionale, condiviso con Regioni e Comuni, che stabilisca criteri chiari per intervenire quando le temperature raggiungono livelli tali da mettere a rischio il benessere e la salute delle persone più vulnerabili.
A partire da bambini e anziani, che devono essere considerati tra i soggetti maggiormente fragili di fronte alle ondate di calore. Ma anche persone malate, disabili e tutti coloro che, per condizioni personali o ambientali, possono subire maggiormente gli effetti delle temperature estreme.
Il tema non riguarda soltanto la possibilità di rinviare l’apertura delle scuole. Significa programmare interventi di climatizzazione e ventilazione degli edifici, sistemi di ombreggiamento, monitoraggio delle temperature nelle aule, rimodulazione degli orari e protocolli precisi per affrontare le emergenze.
In altre parole, non si può arrivare ogni settembre a discutere, quando l’emergenza è già iniziata, se sia opportuno aprire o meno le scuole. Occorre stabilire prima quali siano le condizioni di sicurezza e quali provvedimenti adottare al loro verificarsi.
La discussione di questi giorni in Sicilia potrebbe dunque rappresentare l’occasione per aprire un confronto nazionale. Non necessariamente per stabilire oggi un rinvio, ma per evitare che il prossimo anno la stessa domanda venga riproposta senza una strategia.
Il cambiamento climatico impone di ripensare anche l’organizzazione dei nostri servizi pubblici. Proteggere bambini e anziani dal caldo non è soltanto una questione di comfort ma è una responsabilità delle istituzioni.
E proprio per questo il Governo dovrebbe cominciare a lavorare fin da subito a un piano nazionale per il caldo, così che eventuali decisioni sul calendario scolastico e sulle attività rivolte alle persone più fragili siano fondate su dati, soglie di rischio e protocolli già definiti, e non sull’improvvisazione dell’emergenza.
