Hamas: Le ragioni di un movimento che per alcuni è solo violenza

La giustizia di Hamas: Le ragioni di un movimento che per alcuni è solo violenza, per altri è resistenza
04/10/2025
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Continua, come ogni sabato, l’appuntamento con la Rubrica curata dal dott. Alessandro Guarnera, ‘Rotta di collisione’. Oggi il titolo è: La giustizia di Hamas: Le ragioni di un movimento che per alcuni è solo violenza, per altri è resistenza.

 

“Il titolo di questa rubrica continua a mostrarsi sorprendentemente appropriato. Rotta di collisione è un termine marinaresco, e mai come in questi giorni il mare è tornato protagonista: le navi della flottiglia dirette a Gaza ne sono la dimostrazione concreta. Navi che si muovono verso una destinazione carica di simboli e che rischiano di trasformarsi esse stesse in polveriera

In una collisione in mare nessuno ha davvero ragione e lo scontro può produrre morti, feriti e rottami galleggianti. Come in questo conflitto dove nessuna delle parti può essere considerata dalla parte giusta perché la violenza e l’uso delle armi sono sempre da condannare, qualunque sia la bandiera che le copre.

Se chiediamo però ai nostri politici di raccontarci le ragioni di questa guerra, ci accorgiamo che solo pochi hanno idee proprie convinte e meno ancora sono in grado di spiegarle con onestà intellettuale. Se rivolgiamo la stessa domanda alla gente comune, incroceremo sguardi smarriti o ascolteremo slogan televisivi ripetuti senza nessuna convinzione.

La verità è che, in fondo, nemmeno io conosco le profonde ragioni di questo conflitto. So quello che leggo o sento ma mi manca la profondità di chi veramente sul campo porta addosso cicatrici che non sono solo metaforiche. Non posso, dunque, che tentare di spiegare senza giustificare. Invece di parlare di Israele accolta con i tappeti rossi dai governanti del mondo parlo di

Hamas. Organizzazione nata negli anni ’80 come movimento politico-religioso di matrice islamista. una costola dei Per tanti, rappresenta l’unica forma di resistenza possibile contro un’occupazione percepita come permanente. Per altri, è solo terrorismo, una macchina di morte che colpisce indiscriminatamente civili, scuole, mercati. Nel suo manifesto ci sono parole di liberazione, ma anche parole di odio. C’è la rivendicazione di un’identità negata, ma anche il rifiuto di un compromesso che potrebbe forse aprire spiragli di pace.

Le ragioni di Hamas sono quelle di un popolo che si sente oppresso, confinato, dimenticato dal mondo. Le ragioni ci sono ma i metodi usati sono quelli della violenza. Ahimè la violenza, quando diventa metodo politico, divora tutto, anche le cause più nobili.

Il problema, però, è che dall’altra parte, Israele, non c’è solo difesa ma c’è violenza, rappresaglia, sopraffazione. Una spirale senza fine, un labirinto senza fine, un fuoco che si autoalimenta.

Il danno, temo, è ormai compiuto. In entrambe le parti si è seminato odio e sete di vendetta. Al di là di qualunque accordo politico, al di là delle soluzioni diplomatiche che forse verranno trovate per fermare le armi, resta questo veleno che scorre nelle vene di intere generazioni ad iniziare dai bambini con gli occhi del terrore e denutriti. Un odio che non si spegnerà con una firma su un trattato, ma che rischia di riaccendersi e bruciare ancora a lungo. Ho paura che per secoli i nostri figli e i nostri nipoti, i figli dei nostri nipoti ed altre decine di generazioni future piangeranno un dolore che oggi non abbiamo saputo fermare ma solo alimentare”.

Dott. Alessandro Guarnera

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