Gela – Quarant’anni di carriera per l’oculista Gaetano Trainito. Oggi è una data speciale per un professionista che ha curato un esercito di pazienti.
Ha scritto un piccolo ricordo che vogliamo farvi leggere.

“Oggi, a distanza di quarant’anni esatti da quel 25 ottobre 1985, sento il desiderio di condividere con voi un pezzo importante della mia vita: il mio percorso professionale, umano e familiare.
Tutto è cominciato presso l’allora Casa di Cura Santa Barbara di Gela. Conservo ancora oggi il ricordo vivido del profumo inebriante della moquette di plastica del piccolo ambulatorio dove ho mosso i miei primi passi. Il mio primo paziente? Un giovane con un calazio alla palpebra superiore. Quel giorno non sapevo che sarebbe iniziata un’avventura lunga e ricca di incontri, sfide e soddisfazioni.

Uno dei primi, e più importanti, compagni di viaggio è stato Don Francesco, un collaboratore attento, puntuale, e soprattutto un vero maestro di vita. Le sue massime ancora oggi mi risuonano nella mente.
Non sarei andato lontano, però, senza chi ha creduto in me. La prima è stata mia suocera. Ma è a mia moglie a cui devo tutto.

Il suo incoraggiamento costante, la forza silenziosa con cui ha seguito la crescita personale e scolastica dei nostri tre figli, oggi adulti e genitori. Sì, perché sono anche nonno di quattro splendidi nipoti.

Nel 1989 un incontro decisivo con il dottor Guido Giannecchini mi portarono a percorrere la via della chirurgia ambulatoriale della cataratta. Sono stato il secondo in Italia a realizzarla in uno studio medico oculistico, autorizzato dopo severi controlli regionali. Una scommessa vinta, che ha segnato un grande passo avanti nella mia carriera.
Ho dato il meglio di me ai miei pazienti di Gela, Niscemi, Riesi e oltre. Qualcuno forse non sarà rimasto soddisfatto, e me ne dispiace. Ma posso dire, con serenità, di non essere mai stato venale: per me il paziente è sempre stato il centro dell’universo professionale.
Un grazie particolare va ai miei figli. Emanuela, con i suoi consigli sempre lucidi. Saro, il mio braccio destro — e armato, in senso affettuoso e figurato — sempre pronto ad anticiparmi. E Martina, che ha rinunciato a una promettente carriera universitaria per restare accanto a me: oggi è in servizio all’ospedale Paternò-Arezzo di Ragusa, e ci manca tanto.
Da studente liceale frequentavo il reparto di medicina diretto da mio padre. Medicina allora includeva anche neurologia, pediatria e malattie infettive. Ricordo ancora una telefonata tra lui e il prof. Attilio Basile, che gli disse: La cosa più bella della mia vita è insegnare ai miei figli. Oggi comprendo profondamente il valore di quelle parole.
Infine, voglio ringraziare voi tutti — amici veri, colleghi sinceri, pazienti fiduciosi — per la stima, l’affetto e l’umanità che mi avete sempre dimostrato. Non ho mai bleffato con voi. Solo a poker….
