Il consigliere Rosario Faraci ha ripercorso le vicende che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato un’infrastruttura mai resa fruibile. Giovanni Giudice ha invece definito il confronto consiliare «un dibattito autoreferenziale», sottolineando l’assenza degli enti competenti e proponendo un’interlocuzione diretta con l’Autorità portuale.
Toni particolarmente critici sono stati espressi anche da Paolo Cafà e dal consigliere del Partito Democratico Antonio Cuvato, il quale ha parlato di un «dolo evidente» e del rischio che Gela venga progressivamente marginalizzata, fino a diventare un’appendice di Licata. Cuvato ha inoltre richiamato la necessità di iniziative incisive per sollecitare un intervento concreto delle istituzioni.
Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Francesco Castellana, l’assenza dei rappresentanti del centrodestra regionale e dell’Autorità portuale rappresenta un chiaro segnale di disinteresse nei confronti della città. Sulla stessa linea, il consigliere civico Davide Sincero ha parlato di un’offesa nei confronti di Gela e della sua rappresentanza politica, ottenendo una sospensione dei lavori per valutare l’opportunità di interrompere il dibattito, successivamente proseguito nonostante le divergenze emerse tra i gruppi consiliari.
La consigliera della Lega Antonella Di Benedetto ha spiegato che il ritiro dei quattro milioni di euro destinati alle compensazioni non sarebbe praticabile senza la sottoscrizione di un nuovo protocollo, proponendosi come elemento di raccordo istituzionale e invitando tutte le forze politiche a superare le contrapposizioni di parte. Un appello condiviso anche dai consiglieri Armando Irti e Cristina Oliveri.
Il vicesindaco Giuseppe Fava e il consigliere del Movimento 5 Stelle Vincenzo Tomasi hanno invece evidenziato una presunta mancanza di collaborazione da parte della presidente Annalisa Tardino, accusata di intervenire esclusivamente in presenza di risultati da rivendicare sul piano politico. Il sindaco Di Stefano, infine, ha richiamato il ruolo e il peso istituzionale della città nel contesto delle interlocuzioni con gli enti coinvolti.
Il Comandante della Capitaneria di Porto ha confermato che il problema è importante e che nel porto non possono entrare imbarcazioni di oltre un metro e mezzo di pescaggio.
Insomma Gela dipende dal Porto di Licata e si continua a parlare senza decidere azioni forti che il solito vecchio atto di indirizzo.
