Ballottaggi, vincono i partiti: il civismo arretra e interroga Gela

13/06/2026
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L’affluenza si ferma al 52%, oltre otto punti in meno rispetto al primo turno. È questo il primo dato politico che emerge dai ballottaggi amministrativi della scorsa settimana.Un segnale ormai consolidato di disaffezione al voto che accompagna però un altro fenomeno, forse ancora più significativo. Il ritorno al centro della scena della politica organizzata dei partiti strutturati.
I numeri parlano chiaro. Il centrosinistra passa da 8 a 10 amministrazioni conquistate, il centrodestra da 5 a 6, mentre il mondo delle liste civiche scende da 5 a 2. Una riduzione netta che racconta una tendenza destinata probabilmente a consolidarsi Gli elettori sembrano premiare sempre più le coalizioni riconoscibili, dotate di una struttura politica definita e di riferimenti nazionali chiari.
Per anni il civismo è stato considerato una risposta alla crisi dei partiti tradizionali. In molte realtà locali ha rappresentato un’alternativa credibile, capace di intercettare consenso trasversale e di costruire percorsi amministrativi autonomi. Oggi, però, i risultati dei ballottaggi suggeriscono che quella stagione stia progressivamente perdendo forza.
Al netto di Controcorrente di La Vardera in Sicilia, fenomeno tipico del dissenso organizzato, per il resto il dato complessivo merita attenzione anche a Gela. Qui il sindaco continua a rivendicare una collocazione civica, presentandosi come espressione di un progetto che supera gli schieramenti tradizionali. Ma il quadro nazionale sembra indicare una direzione diversa. Se il civismo arretra ovunque e se gli elettori tendono a riconoscersi sempre di più nelle coalizioni politiche organizzate, diventa inevitabile interrogarsi sul futuro di chi continua a definirsi esclusivamente civico.
La riflessione riguarda non soltanto il sindaco, ma anche consiglieri comunali, amministratori e dirigenti politici che hanno costruito il proprio percorso all’interno di liste civiche. Il rischio, in prospettiva, è quello di restare schiacciati tra due poli sempre più forti e strutturati.
Per questo non appare azzardato immaginare che nei prossimi mesi molti protagonisti della politica locale possano avviare un percorso di collocazione più definita. E tra questi potrebbe esserci lo stesso sindaco. Non necessariamente per convenienza elettorale, ma per una ragione più profonda. La politica, quando torna a essere protagonista, chiede identità, appartenenza e scelte chiare.
I risultati dei ballottaggi non decretano la fine del civismo, ma lanciano un messaggio inequivocabile. La stagione delle liste civiche come fenomeno dominante sembra avviarsi verso il tramonto. A vincere oggi sono soprattutto i partiti e la politica organizzata. E Gela farebbe bene a cogliere questo segnale prima che diventi una certezza.

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