Decreto Milleproroghe: una sanità senza visione non può avere futuro

Il Servizio Sanitario Nazionale non deve trasformarsi in un luogo di permanenza a oltranza, ma tornare a essere un sistema dinamico
16/01/2026
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Il Segretario della Dirigenza Medica del Presidio Ospedaliero di Gela della UIL FPL, Santo Figura esprime profonda e motivata preoccupazione per l’impostazione adottata dal Governo nel recente Decreto Milleproroghe (DL 202/2024), convertito nella Legge n. 15 del 21 febbraio 2025.

“Ancora una volta ci troviamo di fronte a un provvedimento che affronta le criticità del Servizio Sanitario Nazionale – scrive il dott. Figura- attraverso proroghe continue e misure emergenziali, prive di una reale visione strategica e di una programmazione di lungo periodo.
La sanità pubblica non può essere governata con soluzioni temporanee: ha bisogno di scelte strutturali, coraggiose e lungimiranti.
Il rischio di un blocco generazionale
La proroga fino a tutto il 2026 della possibilità per medici e dirigenti ospedalieri di permanere in servizio fino a 72 anni, così come la previsione del rientro volontario di professionisti già collocati in quiescenza, rappresenta un’anomalia normativa che la UIL Dirigenza Medica ha già denunciato con forza.
Questa impostazione non risolve il problema della carenza di personale, ma lo rinvia, impedendo una vera valorizzazione delle risorse umane e una stabilizzazione strutturata dei tanti professionisti precari che oggi garantiscono la tenuta del sistema.
La tutela delle carriere dei giovani professionisti
Il ricorso sistematico ai professionisti senior – che nella maggior parte dei Paesi europei sarebbero già fuori dal circuito lavorativo ordinario – avviene a discapito dell’assunzione stabile e della crescita professionale dei giovani medici e dirigenti sanitari.
Così facendo si rischia di compromettere seriamente le prospettive di carriera delle nuove generazioni, che pur dimostrando competenza, dedizione e spirito di servizio, vedono precluso l’accesso a ruoli apicali occupati da chi ha già concluso il proprio ciclo lavorativo naturale.
Una proposta chiara: tutoraggio sì, blocco delle carriere no
La UIL Dirigenza Medica è consapevole dell’emergenza determinata dalla carenza di personale e del rischio concreto di chiusura di reparti strategici. Tuttavia, non possiamo accettare che la risposta sia il semplice prolungamento del servizio in ruoli di comando.
Il contributo dei medici più anziani deve essere valorizzato esclusivamente come valore aggiunto, attraverso un sistema strutturato di tutoraggio attivo, affiancamento e trasferimento delle competenze, prevedendo però un chiaro e inequivocabile congelamento delle carriere.
La loro funzione deve essere di supporto alla continuità assistenziale e alla formazione, non di occupazione di posizioni apicali che spettano legittimamente alle nuove generazioni.
Scudo penale: una tutela necessaria in un sistema sotto pressione
Accanto alle criticità evidenziate, la UIL Dirigenza Medica esprime invece una posizione favorevole alla conferma e proroga dello scudo penale per il personale sanitario, misura prevista dal recente quadro normativo e ritenuta indispensabile per tutelare i professionisti che operano quotidianamente in condizioni di forte pressione assistenziale.
La norma limita la responsabilità penale ai soli casi di colpa grave, escludendo la perseguibilità nei confronti dei sanitari che abbiano agito nel rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali.
Tale tutela assume un valore ancora più rilevante nei contesti caratterizzati da oggettive carenze di organico, dove il rischio di errore non intenzionale aumenta in modo significativo. In questi casi, lo scudo riconosce implicitamente che lavorare in reparti sotto dimensionati espone il professionista a criticità non dipendenti dalla sua volontà o competenza.
La proroga dello scudo penale si pone inoltre in continuità con le misure adottate durante l’emergenza pandemica da Covid-19 e negli anni immediatamente successivi, rappresentando oggi uno strumento utile per arginare l’attuale emorragia di professionisti e la crescente difficoltà nel garantire la presenza di medici e infermieri nelle corsie.
La misura riguarda correttamente tutto il personale sanitario, riconoscendo la complessità del lavoro svolto in équipe e la responsabilità condivisa nei percorsi di cura.
Servono riforme strutturali, non proroghe infinite
Resta tuttavia evidente che nessuna tutela penale può sostituire riforme strutturali capaci di rendere il Servizio Sanitario Nazionale nuovamente attrattivo per i giovani professionisti, in termini di condizioni di lavoro, prospettive di carriera, retribuzioni e qualità della vita.
Continuare a intervenire solo sull’emergenza, attraverso deroghe e proroghe, significa alimentare un progressivo indebolimento del welfare pubblico e rinunciare a una vera programmazione del turnover generazionale.
Conclusioni
La battaglia è chiara: il Servizio Sanitario Nazionale non deve trasformarsi in un luogo di permanenza a oltranza, ma tornare a essere un sistema dinamico, equo e sostenibile, dove l’esperienza dei professionisti senior sia una leva di crescita e non un freno, e dove i giovani possano costruire il proprio futuro professionale senza essere penalizzati da scelte emergenziali e prive di visione”.