Ci sono persone che, quando se ne vanno, lasciano un silenzio più grande della loro stessa presenza. Enza D’Angeli era una di queste.
La sua morte a 76 anni, ha raccolto oggi, nella chiesa di San Giacomo, una folla commossa e silenziosa. Volti diversi, persone di ogni età e soprattutto tanti di coloro che nella vita hanno conosciuto la difficoltà, la povertà, la solitudine. È forse proprio quella presenza così numerosa a raccontare meglio di qualsiasi parola chi fosse Enza.
Un’anima nobile, un’anima pia, una donna che aveva fatto della solidarietà una scelta quotidiana, spesso lontano dai riflettori e senza cercare riconoscimenti.
Il suo bene non aveva bisogno di essere annunciato. Era fatto di gesti, attenzioni, vicinanza, di quella discreta disponibilità verso chi aveva meno e verso chi, nella propria fragilità, aveva bisogno semplicemente di sentirsi considerato. Era una persona di una discrezione rara, che non ostentava mai le opere di bene compiute per la comunità. Non a caso, in pochi sapevano che la signora D’Angeli era insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento che lei stessa aveva scelto di non mettere mai in mostra.
Ed è significativo che oggi, nel giorno del suo ultimo saluto in una rovente mattina di agosto, siano stati proprio tanti appartenenti alle fasce più umili della città a stringersi idealmente attorno alla sua famiglia. Persone che forse non hanno grandi possibilità, ma che hanno saputo restituire ad Enza ciò che lei aveva donato loro ovvero gratitudine, affetto e riconoscenza.
Durante l’omelia, il parroco don Petralia ha voluto ricordarne la figura, tratteggiandola quasi come una figura angelica, lontana da ogni attaccamento al denaro e alle cose materiali. Il sacerdote ha ricordato come Enza avesse contribuito per intero alla realizzazione della cappella della chiesa di Santa Lucia, nel quartiere Scavone, e come per una vita intera avesse portato avanti, in maniera del tutto gratuita, un doposcuola per i ragazzi della città. Parole che hanno incontrato il sentimento di una comunità che oggi ha percepito con forza quanto sia difficile perdere una persona capace di lasciare tracce così profonde nel cuore degli altri.
Il legame di Enza con l’istituto Don Milani, che nel corso degli anni ha formato intere generazioni di gelesi, è stato un altro dei fili conduttori ricordati durante la cerimonia. In chiesa erano presenti diverse insegnanti che l’avevano conosciuta, visibilmente commosse nel ricordarla, insieme a numerosi ex alunni che con lei avevano condiviso un pezzo della propria formazione. Tra questi anche il candidato a sindaco Salvatore Scerra, anch’egli profondamente commosso, a testimonianza di quanto la comunità cittadina, e la stessa chiesa, abbiano ricevuto da questa donna il cui attaccamento a Gela resta oggi più forte che mai.
Enza D’Angeli apparteneva a quella Gela silenziosa che non fa rumore, che non chiede nulla e che spesso compie il bene senza che nessuno lo sappia. Una Gela fatta di persone che tendono una mano, che condividono quello che hanno, che trasformano la propria fede e la propria sensibilità in gesti concreti.
Per questo oggi non è stato soltanto un funerale.
È stato il saluto di una comunità a una donna che, attraverso la sua bontà, aveva costruito legami invisibili ma fortissimi.
La chiesa di San Giacomo, piena di persone nonostante la temperatura rovente, è diventata così la testimonianza più autentica della sua vita. Alla fine restano le persone che hai aiutato.
Restano i ricordi di chi, grazie a te, si è sentito meno solo.
E oggi Gela ha scoperto ancora una volta che una vita dedicata al bene degli altri non finisce con la morte.
