Gela – Ci sono storie che meritano di essere raccontate non soltanto per ricordare chi le ha vissute, ma perché custodiscono valori che possono ancora indicare una strada alle nuove generazioni. Una di queste ha come protagonista il ragioniere Gennuso, professionista molto conosciuto e stimato a Gela, scomparso da alcuni anni, ma ancora vivo nel ricordo di quanti ne hanno apprezzato l’umanità e il senso profondo della solidarietà .
Per decenni il ragioniere Gennuso ha affiancato numerose cooperative che operavano nell’indotto della raffineria di Gela. Non svolgeva il suo lavoro come una semplice attività professionale ma credeva profondamente nel valore della cooperazione, nella capacità degli uomini di unirsi per costruire opportunità , dignità e sviluppo. Per lui il concetto di cooperativa non era soltanto una forma organizzativa, ma una vera filosofia di vita fondata sull’aiuto reciproco e sulla responsabilità verso il prossimo.
Fu proprio questo spirito a guidarlo quando si trovò davanti a una situazione particolarmente delicata.
Un giorno incontrò un uomo proveniente da un Paese lontano, dalla Siria per essere precisi, segnato dalla guerra e dalla povertà . Da anni viveva e lavorava a Gela, dove aveva costruito amicizie, rapporti umani e affetti sinceri. Tuttavia, la sua permanenza era minacciata dalla mancanza del permesso di soggiorno. Il rischio concreto era quello di dover lasciare la città , interrompendo una vita costruita con sacrificio e rinunce.
L’uomo era disperato. Sentiva di perdere non soltanto un lavoro, ma una comunità che ormai considerava la propria casa.
Il ragioniere Gennuso comprese, incontrandolo casualmente, guardandolo in faccia immediatamente intui’ il dramma che stava vivendo. Non rimase indifferente e non si limitò a esprimere parole di conforto. Decise invece di intervenire concretamente, mettendosi a disposizione per aiutarlo. Grazie al suo interessamento riuscì a trovargli un’occupazione temporanea in una cooperativa che consentì a quell’uomo di ottenere la documentazione necessaria per regolarizzare la propria posizione e continuare a vivere e lavorare a Gela.
Un gesto che per qualcuno potrebbe apparire semplice, ma che per quella persona significò la possibilità di ricominciare e di conservare il proprio futuro.
Questa vicenda, che io ho appreso qualche mese fa dalla viva voce del beneficiario, racconta molto del carattere della comunità gelese e, più in generale, del popolo siciliano. Una terra che conosce il valore dell’accoglienza perché ha sempre saputo riconoscere nell’altro una persona prima ancora che una condizione sociale o amministrativa.
L’esempio lasciato dal ragioniere Gennuso rappresenta un’eredità morale preziosa. È la dimostrazione che la solidarietà non è una parola astratta, ma un comportamento concreto capace di incidere profondamente nella vita delle persone. Sono questi i racconti che meritano di essere tramandati ai giovani. Storie di uomini che hanno scelto di aiutare, di comprendere e di tendere una mano a chi si trovava in difficoltà .
Il vero patrimonio che una generazione lascia a quella successiva non è fatto di beni materiali, ma di esempi. Racconto oggi questa storia, omettendo il nome del beneficiato che ha chiesto l’anonimato, come omaggio al rag. Nenno Gennuso, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa.
