Genova – “AI: Sfide, opportunità e responsabilità”, è stato il tema del convegno che si è tenuto al Bi.Bi Service di Genova: un dibattito sull’intelligenza artificiale che ha attraversato i mondi della politica, dello sport, del lavoro e della scuola.
Tra gli interventi, quello del prof. Vincenzo Cascino, docente di Pedagogia Speciale e Pedagogia della Devianza all’Università di Genova, ha offerto una prospettiva critica e profondamente educativa sul rapporto tra IA e processi di apprendimento.
Cascino ha posto l’accento sui pregi e limiti dell’intelligenza artificiale in campo didattico, sottolineando come essa possa rappresentare un formidabile strumento di inclusione e personalizzazione degli apprendimenti, ma anche un potenziale fattore di depotenziamento cognitivo se utilizzata senza mediazione pedagogica.
“L’IA può sostenere la didattica, ma non sostituire la mente creativa del discente,” ha osservato il professore, richiamando la necessità di una governance educativa capace di orientare l’uso delle tecnologie verso lo sviluppo integrale della persona.
Particolarmente interessante è stata la riflessione sul concetto di “virtualescenti”, termine coniato da Cascino per descrivere le nuove generazioni cresciute in ambienti digitali ad alta interazione.
Secondo il docente, l’esposizione costante a sistemi intelligenti rischia di ridurre la creatività spontanea, intesa come capacità di elaborare, trasformare e reinventare la realtà.
Il professore ha inoltre evidenziato come l’IA, se non guidata da un progetto educativo consapevole, possa compromettere lo sviluppo di quattro dimensioni fondamentali della creatività:
– Fluidità intesa come la capacità di generare molte idee diverse;
– Flessibilità , l’attitudine a cambiare prospettiva e strategia;
– Elaborazione , come competenza nel trasformare un’idea in prodotto;
– Originalità , la spinta a creare ciò che non esiste ancora.
La proposta di Cascino si muove verso una pedagogia dell’IA, capace di integrare la tecnologia nel processo formativo senza sacrificare la dimensione umana.
L’obiettivo è formare docenti e studenti consapevoli, in grado di usare l’IA come alleata della creatività, non come sostituto del pensiero divergente.

L’intervento del professore ha chiuso idealmente la conferenza con un messaggio chiaro: innovare sì, ma senza rinunciare alla complessità del pensare.
In un’epoca di algoritmi e automazioni, la scuola resta il luogo dove l’intelligenza artificiale deve imparare a convivere con l’intelligenza umana , quella che sa ancora immaginare, sbagliare e reinventare.
