“Il Cratere di Gela deve essere restituito”

"Il Cratere di Gela deve essere restituito". È scritto nell'archivio Beazley. Lo sottolinea un appassionato di archeologia
29/09/2025
Tempo di lettura: 3 minuti

“Che i reperti archeologici Gela disseminati in tutto il mondo. Si intuisce pure che le classi politiche di decenni o secoli non se ne sono mai occupate. Normale. Non ci guadagnano nulla! Di tanto in tanto si ode qualche voce solitaria, magari attraverso una testata giornalistica e con tanto di foto identificativa che rivendica il rientro di qualche reperto. Mentre a Siracusa,  Agrigento e New York i musei hanno allestito interi padiglioni con scritto ‘sezione Gela’.

Qualche giorno fa un’altra voce si è alzata. Sommessamente e senza clamori. Sui social. Quella del gelese trapiantato in Grecia, Giuseppe Brugioni appassionato conoscitore del patrimonio archeologico della città senza interessi se non quello di vedere i reperti al loro posto, a Gela.

“Il Cratere di Gela deve essere restituito alla città” – dice. E lo dice sopratutto l’archivio Beazley che fa scuola in casi come questo.

Brugioni conduce la ricostruzione storica: “Ospitato fino alla meta degli anni sessanta nel Museo archeologico di Palermo, venne restituito alla Soprintendenza di Agrigento in cambio di una statuetta bronzea raffigurante la divinita’ punica Melqart rinvenuta nel mare di Sciacca, si vede nella foto sottostante.

 

Il cratere è citato in un passo, da quello che si evince dalla sua scheda nell’archivio Beazley, dal museo di Gela ancora prima che si decidesse di collocarlo ad Agrigento. Anni addietro fu collocato in mostra per circa un anno,  in un museo negli Stati Uniti come contropartita per la restituzione di reperti alla regione siciliana, pare per la cosiddetta Venere di Morgantina.

Questo ,tra gli interminabili casi di reperti gelesi dirottati altrove , nonostante la presenza del museo archeologico in città, è il caso più eclatante.

La politica locale non si è mai interessata a questo caso ,come del resto a tutti gli altri ,se non per sporadiche dichiarazioni di impegno che nella pratica si sono risolte sempre in un nulla di fatto. Presidenti di regione, di provincia, assessori regionali, onorevoli vari ,non sono mai riusciti in nulla, né per quello che riguarda le restituzioni né per porre freno ai continui trasferimenti di reperti che si protraggono fino ai nostri giorni. Invito la classe politica gelese a pretendere ed impegnarsi per la restituzione di questo reperto.

In una regione in cui fioccano le restituzioni, anche a musei esteri, vedi operato dell’ex assessore Samona ‘ ,in cui reperti di Gela vengono restituiti, ma non a Gela ma ad altri musei, è ora di porre fine a questo apartheid culturale di cui la città è vittima da troppo tempo”.

Il bel cratere a volute proviene da Gela, una delle poleis più ricche e importanti del mondo greco occidentale. Al tempo dei greci faceva bella mostra di sé, nei convivi più importanti e conteneva vini.
Sono rappresentate scene mitiche che vedono la contrapposizione tra Greci e Barbari, tra i “civilizzatori” e i “diversi”, come la Centauromachia (sul collo del vaso) e l’Amazzonomachia (sul corpo del vaso).
In particolare, sono raffigurati i momenti più importanti e celebri degli episodi mitici: così sul corpo del cratere, troviamo Achille rappresentato nel momento in cui uccide Pentesilea, regina delle Amazzoni; il loro è un amore finito in tragedia perché secondo una variante del mito, Achille s’innamorò dell’amazzone subito dopo averla uccisa.

Il cratere è attribuito al Pittore dei Niobidi, uno dei più importanti ceramografi attici vissuti nella prima metà del V secolo a.C., è considerato un’opera inamovibile della Regione #Sicilia ed è esposto nel Museo Archeologico Regionale “P. Griffo” di Agrigento.

 

2 risposte

  1. Troppi pezzi archeologici giacciono lontani da casa nostra: testimonianze che raccontano secoli di vita, sparse nei depositi di musei di mezzo mondo, spesso invisibili ai cittadini da cui sono state generate.
    Gela non chiede un favore: rivendica un diritto!
    La nostra città è stata culla di cultura e di commerci nel Mediterraneo, e ogni frammento di ceramica, ogni scultura arcaica o classica che sia, ogni moneta con l’effigie del toro sacro non è un semplice “pezzo da museo”, ma una pagina di storia viva che appartiene a questo territorio e al suo popolo.
    Non si tratta di campanilismo, ma di giustizia culturale.
    Gela, ha il diritto di custodirsi da sé, di raccontarsi negli stessi posti in cui è nata, perché è proprio qui, tra il mare d’Africa e l’antica collina, che quelle opere acquistano il significato più pieno. Averle restituite, significa ridare voce, radici e dignità a una città troppe volte trascurata.
    Sarà questo, un atto di responsabilità verso la Storia, verso i cittadini e verso le generazioni future. Sarà questo, il riconoscimento universale che la Cultura non è proprietà di chi la detiene…ma di chi l’ha generata!

  2. Troppi pezzi archeologici giacciono lontani da casa nostra: testimonianze che raccontano secoli di vita, sparse nei depositi di musei di mezzo mondo, spesso invisibili ai cittadini da cui sono state generate.
    Gela non chiede un favore: rivendica un diritto!
    La nostra città è stata culla di cultura e di commerci nel Mediterraneo, e ogni frammento di ceramica, ogni scultura arcaica o classica che sia, ogni moneta con l’effigie del toro sacro non è un semplice “pezzo da museo”, ma una pagina di storia viva che appartiene a questo territorio e al suo popolo.
    Non si tratta di campanilismo, ma di giustizia culturale.
    Gela, ha il diritto di custodirsi da sé, di raccontarsi negli stessi posti in cui è nata, perché è proprio qui, tra il mare d’Africa e l’antica collina, che quelle opere acquistano il significato più pieno. Averle restituite, significa ridare voce, radici e dignità a una città troppe volte trascurata.
    Sarà questo, un atto di responsabilità verso la Storia, verso i cittadini gelesi e verso le generazioni future. Sarà questo, il riconoscimento universale che la Cultura non è proprietà di chi la detiene…ma di chi l’ha generata!

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