Riflettiamo insieme sul Vangelo di questa domenica 26 luglio con l’aiuto del prof. Massimo Cassara’ che, con i suoi esempi e similitudini, rende più agevole la comprensione della Parola.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
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Immaginiamo la scena: un ragazzino rivolgendosi risentito al padre, accusa la sua esasperata idealità nel concepire la vita: “ma cosa vuoi da me, lasciami vivere in pace con le mie cose !” Quali sono le sue, le nostre “cose” dalle quali non vogliamo essere distolti? Riusciamo ad intravedere la possibilità di una appagamento che non lasci fuori nulla di quanto il nostro cuore avrebbe desiderato raggiungere? Dichiariamo i nostri dubbi, le perplessità che nascostamente determinano le nostre scelte e le nostre pause, i nostri silenzi indecifrabili che fanno traballare relazioni a cui teniamo, percorsi accademici, professionali spesso tirati con i denti o fruiti nel modo meno adeguato e profittevole per la nostra gioia. Magari fossimo il disarmato giovane Salomone della Prima Lettura che dichiara la totale sua sprovvedutezza di fronte al compito di vivere: “… io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi…”, spesso non è questa la reazione di fronte all’opera della nostra vita che impatta inevitabilmente con una storia complessa e tuttavia provvista di opportunità; per lo più ci infastidiscono gli imprevisti, pertanto non ci sorprenda se trovandoci nella condizione dell’uomo descritto da Gesù il quale trova un tesoro in un campo, decideremmo di soprassedere anzichè adoperarci in ogni maniera per acquisirne la proprietà. Siamo alle solite del maledetto cortocircuito di chi vive una vita affannata, mediocre, pressochè priva di entusiasmo, passione e amore, eppure non è disposto a schiodarsi di un solo centimetro dalle proprie rattrappite, sterili convinzioni! Forse è per questo che nel breve Vangelo di Marco, al versetto 1,15, l’esordio di Gesù “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” vale l’annuncio di una precondizione imprescindibile da realizzare al fine di poter proseguire un dialogo. Conversione, dal greco metànoia, significa cambiare profondamente modo di pensare e di vivere; è quanto occorre per non lasciarsi risucchiare dal vortice mortale di un riduzionismo dell’uomo ad un agglomerato di istinti e pulsioni che non riescono ad intravedere nulla oltre l’abituale quotidiana prassi di gesti atti a realizzare una spenta sopravvivenza! Tuttavia abbiamo buona speranza noi, creature di Dio, corredate di quel seme che misteriosamente continua a tormentare i nostri giorni, rendendoli provvidenzialmente inquieti a causa di una fomentante nostalgia. Ne parla il santo Agostino e, per altri lontani versi, quell’Odisseo a cui, nonostante non perdoni la cinica astuzia, Dante fornisce di illuminate ed illuminanti parole: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. È il rimando ad una origine, una matrice trascendente – e come non potrebbe esserlo questo uomo così piccolo eppure così sorprendentemente aperto all’infinito – per aprirsi ad una Alterità non astratta, non vaporosa ma personale, storica, trasmessa in duemila anni di testimonianze semplici, eroiche, dotte, umili da uomini ribelli; in nessun modo disposti ad abidcare alla vocazione, al posto assegnatogli da Dio sin dall’inizio dei tempi: si tratta di tutti coloro i quali hanno preso, presto o tardi, a concepire la propria esistenza come un cammino di acquisizione di un Regno da possedere, quel Regno anelato, anche inconsapevolmente, da ogni cuore d’uomo: un Regno dove abiti, al di sopra di ogni altra cosa, la Giustizia, la Verità, l’Amore eterno personale di un Padre ostinato!
Prof. Massimo Cassara’
