Altra domenica, nuovo commento al Vangelo della Trinità grazie al prof. Massimo Cassara’

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
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Scrive Blaise Pascal: “Si comprende Dio amando!” Si accede ad una conosceza prossima all’abisso d’Amore se si è profondamente immersi in quell’umano che chiede di svolgersi, compiersi nei gesti più semplici eppure essenziali di un padre, di una madre, di un figlio, perchè se Dio è il principio dal quale proviene l’umano, non può che essere la perfezione, la compiutezza di quanto creato.
Ovviamente la riflessione vale per quel Dio definito Amore dall’Evangelista Giovanni, donazione incondizionata di sè: “Li amò sino alla fine”. La festa di oggi possiamo definirla la festa di Dio per eccellenza nella piena concidenza di un nome e di una essenza; la ss. Trinità è Dio; si avverte nel profondo dell’esperienza che l’approdo più vicino al compimento è dettato da una relazione; nel De Trinitate s. Agostino individua la prima trinità nella relazione d’amore interpersonale, affermando che, dove c’è amore autentico, c’è sempre una dinamica triadica:
-Colui che ama, l’amante
-Colui che è amato, -l”Amato
L’amore stesso che li unisce, il legame. Nel Dio Padre che ci ama donandoci il Figlio Gesù, nello Spirito Santo che ci immette in questo dinamismo di ineffabile reciprocità noi viviamo la verità, la conosciamo e giudichiamo autentica nella misura in cui sentiamo compiersi: “Gesù rivela l’uomo all’uomo e gli rende nota la sua altissima vocazione!”, vocati all’amore traduciamo tutto il nostro vivere in una tensione, tanto più esaltante quanto più questa si spinge incondizionatamente verso l’amato/a con una dedizione così forte da convincere il nostro essere che null’altro può dare senso più compiuto di questo alla vita, al mondo intero.
Se ci ascoltiamo, così come siamo: miseri, eppure impronta di un Dio così inconcepibilmente legato alle sue creature, possiamo comprendere perchè ciò che cerchiamo, desideriamo così intensamente non può che essere una eterna relazione d’Amore puro, incondizionato, devoto, fedele, reciproco, pacifico, di quella pace che nessuno tra gli uomini saprebbe mai descrivere più di quanto non abbia fatto l’immenso Andrj Rublev.
