La Chiesa, la confusione, il silenzio

Apertura senza precedenti della Chiesa verso le persone omosessuali e transgender che dovrebbe essere finalizzata al contrasto degli “atteggiamenti discriminatori
27/10/2025
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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione dell’arch. Roberto Loggia dal titolo ‘La Chiesa, la confusione, il silenzio’.

“La terza Assemblea sinodale, tenutasi a Roma il 25 ottobre, ha approvato con 781 voti favorevoli, su 809 votanti, il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese dal titolo “Lievito di pace e di speranza”.

Si tratta di una sorta di documento programmatico articolato in tre sezioni e che presenta alcuni punti controversi rispetto al mondo cd. conservatore.

In particolare i malumori più grossi sono derivati da un’apertura senza precedenti verso le persone omosessuali e transgender che dovrebbe essere finalizzata al contrasto degli “atteggiamenti discriminatori” ma che nella visione di molti potrebbe finire per porsi come una sorta di lasciapassare utile allo sdoganamento dei rapporti omosessuali come atti moralmente leciti anche per la morale cristiana.

Questi timori muovono anche dalla semplice constatazione del fatto che di recente il Vescovo Savino, Vicepresidente della CEI, ha dichiarato apertis verbis che “a loro –alle persone omosessuali e transgender- non va negata la possibilità di essere amate e di amare… anche a livello intimo, a livello sessuale. Perché negare questo?” (vedi qui dal min. 6:17 al min. 6:26). Sono parole che pur provenendo da un Alto Prelato, avente peraltro funzioni anche apicali nel contesto ecclesiale nazionale, cozzano in maniera assai palese ed irrimediabile con la parola di Dio, per la quale la sodomia -che è l’atto pratico che il Vescovo Savino indica come una sorta di “diritto” (vedi qui dal min. 6:26 al min. 6:30)-, è invece uno dei quattro peccati che grida verso il cielo (gli altri tre sono l’omicidio volontario, l’oppressione dei poveri e la frode della mercede agli operai). Questo è almeno quanto risulta affermato nel Catechismo (di S. Pio X) all’art. 1867 pubblicato nello stesso sito del Vaticano (vedi qui) e che basterebbe, da solo, per poter rispondere alla domanda del Vescovo Savino (“Perché negare questo?”) semplicemente affermando: “Perché è contrario alla Legge e alla Parola di Dio”.

Insomma, si è in presenza di un’evidentissima contraddizione che inquieta e talvolta confonde, tanto più che pare essere in opposizione rispetto alle stesse parole di Papa Leone XIV, il quale già nel corso dell’udienza avuta in primavera con il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva dichiarato che: “È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società“.

Leone quindi non pare(va) affatto aperturista riguardo alla possibilità di concepire unioni diverse da quelle naturalmente fondate sul rapporto uomo-donna, tanto più che di recente ha voluto ratificare gli stessi principi morali nella recente intervista pubblicata nel volume León XIV. Ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI della vaticanista di Crux, Elise Ann Allen, riaffermando come “…altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro, che la dottrina della Chiesa, in termini di ciò che insegna sulla sessualità, ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio, cambierà […] Ho già parlato di matrimonio, come ha fatto Papa Francesco quando era Papa, di una famiglia composta da un uomo e una donna in un impegno solenne, benedetti nel sacramento del matrimonio. Ma anche solo dirlo, capisco che alcuni lo prenderanno male”.

Posto che ad ogni persona è dovuto pari ed assoluto rispetto, qualsiasi sia il suo orientamento sessuale, e che tutte le persone hanno pari diritto ad essere incluse e far parte della Chiesa –e che quindi le discriminazioni le fa, di fatto, chi le classifica in categorie-, va detto che se i 672 prelati (su 826 votanti) che si sono espressi favorevolmente all’apertura al mondo LGBT fossero stati mossi, nell’approvarla, dalla stessa visione e dalle stesse idealità del Vescovo Savino, si potrebbe affermare che la maggioranza dei prelati italiani si pone in aperto contrasto rispetto alla Parola di Dio e alla Sua Santa Legge, nonché al Magistero Ordinario di Papa Leone; contrasto che assumerebbe inevitabilmente i connotati di una vera e propria sfida, giustamente percepita e argomentata come tale dal periodico “Il Giornale”, nell’articolo titolato “Il Cardinale Matteo Zuppi sfida Papa Leone XIV sugli Lgbt” (vedi qui).

In sostanza si sarebbe in presenza di un Papa messo all’angolo da una maggioranza che lo sovrasterebbe e che ne potrebbe condizionare, se non addirittura invalidare, l’operato.

Forse basterebbe che il Vescovo Savino ritrattasse le Sue dichiarazioni per riportare un pò di serenità negli animi, sebbene tale atto non varrebbe a quietare la sofferenza e il disorientamento che patiscono coloro i quali hanno conosciuto e amato una Chiesa gerarchica (ritenuta espressione diretta del divino in quanto tale) e che oggi si ritrovano ad avere a che fare con una sorta di organizzazione “civile e democratica” (o se volete “sinodale”), in cui le volontà di una maggioranza sembrerebbero prevalere sui Decreti dell’Altissimo e del Suo Vicario.

Si tratta di uno snaturamento che sarebbe stato promosso da Bergoglio, che confonde i più ma che secondo (oramai) tanti pensatori -fra cui uno dei più autorevoli risulta essere il Dott. Andrea Cionci-, avrebbe alla base un preciso disegno eversivo (a tratti oramai tangibile) che avrebbe indotto Papa Benedetto XVI a porsi in “sede impedita” (quella condizione prevista dal Codice di Diritto Canonico che vede il Papa nell’impossibilità pratica di esercitare il suo ministero) e che avrebbe determinato, per un verso l’invalidità delle successive elezioni di Bergoglio (che quindi non sarebbe mai stato un vero Papa) e, per un altro, tutta una serie di pregiudizi alla Chiesa fra cui, appunto, la perdita della sua essenza gerarchica.

Quella elaborata dal Dott. Cionci non è una mera “teoria” ma un’analisi fredda, razionale, fondata su elementi oggettivi e che risulta suffragata dagli studi di un team di illustri professionisti (giuristi, avvocati, latinisti, canonisti, etc.), alla quale si rimanda e per cui è stato incardinato, e verte, un procedimento presso il Tribunale Vaticano, promosso dallo stesso Dott. Cionci (vedi qui).

L’elezione di Bergoglio rappresenterebbe quindi l’exitus di un male antico che necessiterebbe di essere svelato e in ordine al quale lo stesso Dott. Cionci si è fatto promotore di innumerevoli petizioni destinate a vari uomini di Chiesa e contenenti richieste di precisi chiarimenti.

Poche ed anzi pressoché nulle sono state però le risposte; l’unica “risposta” è stata un silenzio talmente assordante da risultare a tratti violento.

Quando si parla di violenza si è generalmente portati a pensare ad atti e azioni più o meno cruente o anche a minacce verbali, ma è pur vero che talvolta il silenzio può rappresentare, per la sua carica di indifferenza, l’atto più violento, soprattutto se attraverso la sua pratica si priva qualcuno di qualcosa che gli spetterebbe per diritto, come, nello specifico, ai fedeli sottoscrittori delle petizioni sarebbero spettati i richiesti chiarimenti. Ci si riferisce al combinato disposto dei canoni 212 §3 e 213 del CIC, per il quale “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi –i fedeli- hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli…” –e quindi anche- “…il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, soprattutto dalla parola di Dio e dai sacramenti”.

L’OMS definisce la violenza come “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale […] che produca, o sia molto probabile che possa produrre, lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo o privazioni”. Tacere per privare qualcuno del suo diritto di conoscere la verità è quindi un atto intimamente violento, tanto più se essa è essenziale al bene di chi la rivendica.

Ma vi sono anche altri esempi di silenzi negativi; si pensi ad esempio a quello che a volte si instaura in un rapporto di coppia quando uno dei due vuole “sanzionare” l’altro privandolo della comunicazione e quindi dello speciale stato di grazia interiore che da essa deriva (parliamo di quel silenzio che la moderna psicologia definisce, appunto, come punitivo).

Vi è poi il silenzio che è forma plastica del sopruso; che esprime l’ostracismo di chi si ritiene forte della prepotenza e dell’imposizione che, appunto col silenzio, sfida anche le istituzioni.

Si tratta di silenzi che sono quanto di più lontano si possa immaginare dal Diritto, dall’Amore, dalla Carità e dalla Comunione (che è anche e soprattutto comunicazione).

Noi da credenti, da qualsiasi parte sia la ragione, continuiamo comunque a credere e a sperare che le risposte ai dilemmi di una Chiesa che pare oramai una barca priva di Comandante, Timoniere e bussola, prima o poi arriveranno. Ci crediamo e ci speriamo perché ci fidiamo della parola di Dio; di quel Dio che travolge e sconvolge i piani di quelle creature –naturali e preternaturali- che a Lui si contrappongono e che, nel mistero e sulla base della Sua stessa Parola Viva, continua ad essere saldamente a Capo della Sua unica Chiesa; quella Chiesa che, seppur ammorbata, Gli appartiene e Gli apparterrà sempre e sulla quale, quando Egli vorrà, eserciterà la Sua Signoria definitiva riscattandola da ogni male”.

 

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