La muffa nella Necropoli di via Di Bartolo

Le infiltrazioni di acqua piovana non fanno bene al corretto stato di conservazione del sito che, presenta già una forma di vita organismi pluricellulari nelle parti laterali
28/10/2025
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Gela – Sono stati conservati per 2500 anni ed adesso rischiano di deteriorarsi. La vita comincia a nascere fra i resti della necropoli dei bambini di via Di Bartolo. L’umidità accumulata, durante le scorse settimane e non ancora rimossa sta producendo le muffe fra i resti mortali e i vasi contenitori che li hanno custoditi per millenni in condizioni favorevoli per la conservazione di 2500 anni.  Adesso che le sepolture sono state riportate fra i vivi, cominciano i problemi.

Le infiltrazioni di acqua piovana, come succede regolarmente, per qualunque sito, non fanno bene al corretto stato di conservazione del sito che, presenta già una forma di vita organismi pluricellulari nelle parti laterali del sito. La Soprintendenza ha già sollecitato la società Open Fiber che ha realizzato il museo, affinchè vengano apportati i necessari interventi per isolare l’interno della nicchia ed evitare ulteriori danni.

La mattina del primo acquazzone, un mese fa circa, sono stati i cittadini delle strade limitrofe a cercare di coprire il vetro che copre la necropoli con mezzi di fortuna.

Il quartiere ‘Buvuru’ che dal 29 luglio data della inaugurazione, è cambiato completamente per l’interesse nato nei residenti che lo hanno tirato a lucido e per la curiosità della gente che a migliaia si è recata a visitarlo. Si stima che nei mesi estivi circa 30mila persone hanno visto la piccola necropoli.

La piccola necropoli dei bambini è stata rinvenuta nel corso dei lavori di scavo per la posa della fibra ottica, sei anni fa. Il museo si presenta come un vero scavo sovrastato da lastre di vetro;  sul fondo sono adagiati i vasi-contenitori restaurati da mani esperte e riposti con un allestimento ad hoc curato dall’archeologo di Open Fiber Gianluca Calà e il professionista specializzato del Parco archeologico, Salvatore Burgio.

L’area archeologica  si estende dalla via G. Matteotti, in direzione Ovest, fino al quartiere di S. Ippolito. Sebbene la zona prossima al sito ove ci troviamo fosse stata già parzialmente indagata dal noto archeologo Paolo Orsi, essa ha restituito un livello intatto di necropoli costituito da sedici sepolture, con relativi corredi funerari, che si è scelto di musealizzare in situ. Da sottolineare che l’affollato suolo funerario di età arcaica dove ci troviamo fu riusato anche in età più tarda, nel V sec. a.C. ma ad una quota superiore, sigillando le sepolture del periodo precedente.

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