Gela – Ci sono monumenti che non smettono mai di raccontare la loro storia. Le Mura Timoleontee di Capo Soprano appartengono a questa categoria. Straordinaria testimonianza dell’architettura militare greco-occidentale del IV secolo a.C., oggi tornano al centro della ricerca archeologica grazie a un progetto che unisce istituzioni, università e tecnologie digitali d’avanguardia, restituendo a Gela il ruolo che le spetta nel panorama della grande archeologia del Mediterraneo.
L’iniziativa del 25 luglio alle 19 alle Mura Federiciane, nasce dalla Convenzione fortemente voluta dal Direttore del Parco Archeologico di Gela, Arch. Ennio Turco, che ha promosso una nuova stagione di studi sul monumento più emblematico della città antica. Una scelta strategica che conferma la volontà del Parco non soltanto di conservare il patrimonio archeologico, ma di renderlo protagonista di una ricerca scientifica moderna, aperta alle collaborazioni nazionali e internazionali e alle più avanzate metodologie di documentazione e valorizzazione.
A guidare il progetto scientifico è la Prof.ssa Caterina Ingoglia, docente associata di Metodologia della Ricerca Archeologica presso l’Università degli Studi di Messina, archeologa di consolidata esperienza e profonda conoscitrice della storia di Gela e della Sicilia greca. Da anni la sua attività è dedicata allo studio dell’archeologia della Sicilia antica, con particolare attenzione ai contesti urbani, alla cultura materiale e alle metodologie innovative applicate all’indagine archeologica.
Lprofes.ssa Ingoglia ha costruito attorno alle Mura di Capo Soprano un progetto ambizioso che non si limita a una rilettura del monumento, ma punta a ridefinirne il valore storico, architettonico e conservativo attraverso una documentazione scientifica completamente aggiornata. Dopo decenni di studi frammentari, le Mura tornano finalmente al centro di un programma di ricerca organico, capace di coniugare rigore scientifico e innovazione tecnologica.
Il primo importante risultato riguarda la documentazione digitale dell’intero complesso monumentale. Per questa fase l’Università di Messina ha avviato una collaborazione con la University of South Florida di Tampa, coinvolgendo il Prof. Davide Tanasi, tra i maggiori specialisti internazionali nell’applicazione delle tecnologie digitali ai beni culturali.
Archeologo siciliano di formazione e oggi professore presso la University of South Florida, dove dirige l’Institute for Digital Exploration (IDEx), Tanasi è considerato uno dei pionieri dell’archeologia digitale. Le sue competenze spaziano dal rilievo tridimensionale alla fotogrammetria ad altissima definizione, fino all’impiego dell’intelligenza artificiale e delle più avanzate metodologie archeometriche per la tutela e lo studio del patrimonio culturale.
Le tecnologie utilizzate consentono oggi di acquisire una documentazione di precisione millimetrica, creando un archivio digitale permanente che costituirà uno strumento fondamentale sia per la ricerca scientifica sia per il monitoraggio dello stato di conservazione del monumento.
Una scoperta che cambiò la storia dell’archeologia gelese
La storia delle Mura Timoleontee inizia nel febbraio del 1948 con una scoperta destinata a cambiare
per sempre la conoscenza dell’antica Gela.
Fu il proprietario del terreno, Vincenzo Interlici, durante alcuni lavori nel proprio fondo di Capo Soprano, a riportare casualmente alla luce gli enormi blocchi della poderosa fortificazione. Le alte dune sabbiose che avevano ricoperto il sito per oltre due millenni avevano preservato in modo eccezionale non solo la cortina muraria in pietra, ma anche il sorprendente alzato in mattoni crudi, un caso praticamente unico nel panorama dell’architettura militare greca.
La portata della scoperta fu immediatamente compresa dall’allora Soprintendente alle Antichità di Agrigento, Pietro Griffo, che chiamò a Gela due giovani studiosi destinati a lasciare un’impronta indelebile nell’archeologia italiana: Piero Orlandini e Dinu Adamesteanu.
Fu una scelta destinata a cambiare non soltanto la storia degli studi sull’antica Gela, ma anche il modo stesso di fare archeologia in Sicilia.
Adamesteanu e la nascita della moderna archeologia del territorio
Fu proprio Dinu Adamesteanu a imprimere una svolta decisiva alla ricerca archeologica a Gela.
Le campagne di scavo condotte negli anni Cinquanta e Sessanta portarono alla ricostruzione dell’assetto urbanistico dell’antica colonia greca, interessando l’acropoli, i quartieri abitativi, i santuari urbani ed extraurbani, le necropoli e il vastissimo territorio circostante. Le Mura di Capo Soprano si rivelarono il simbolo della rinascita della città dopo la distruzione cartaginese del 405 a.C., nell’ambito della rifondazione promossa da Timoleonte nel IV secolo a.C.
Ma il contributo di Adamesteanu andò ben oltre lo scavo.
Fu infatti uno dei primi archeologi in Italia a introdurre sistematicamente l’impiego della fotografia aerea, delle ricognizioni territoriali e di metodologie interdisciplinari per la lettura del paesaggio antico. Proprio nel territorio gelese furono sperimentate, per la prima volta in Italia, tecnologie innovative applicate all’archeologia che sarebbero diventate strumenti fondamentali della ricerca moderna.
Grazie al lavoro di Griffo, Orlandini e Adamesteanu, Gela divenne uno dei principali laboratori sperimentali dell’archeologia mediterranea e un punto di riferimento internazionale per lo studio della Magna Grecia e della Sicilia greca.
Dalla fotografia aerea ai rilievi tridimensionali
Il nuovo progetto scientifico rappresenta idealmente la prosecuzione di quella straordinaria stagione pionieristica.
Se Adamesteanu aveva rivoluzionato la ricerca introducendo gli strumenti più innovativi disponibili nella seconda metà del Novecento, oggi Caterina Ingoglia e Davide Tanasi raccolgono quella stessa eredità attraverso le tecnologie digitali del XXI secolo.
Scanner laser, fotogrammetria, modelli tridimensionali e rilievi ad altissima risoluzione consentono non soltanto di documentare ogni dettaglio delle Mura Timoleontee, ma anche di comprenderne meglio le tecniche costruttive, monitorarne lo stato di conservazione e pianificare future strategie di tutela e valorizzazione.
A conferma della crescente rilevanza internazionale assunta dal progetto, nel corso della conferenza interverrà anche l’Ing. Francesco Butera, Presidente Internazionale della Fondazione delle Città Murate e Fortificate del Mondo, invitato personalmente dalla Presidente della FIDAPA BPW Italy – Sezione di Gela, nell’ambito delle interlocuzioni avviate con i responsabili scientifici dell’iniziativa.
L’Ing. Butera illustrerà , attraverso una ricca presentazione multimediale, il circuito internazionale delle Città Murate e Fortificate del Mondo, una prestigiosa rete culturale che riunisce siti di eccezionale valore storico distribuiti nei diversi continenti. In questo circuito è inserita anche Gela, grazie alle sue Mura Timoleontee di Capo Soprano, riconosciute tra le più significative testimonianze dell’architettura militare greca del IV secolo a.C.
La presenza del Presidente Internazionale conferisce alla conferenza una dimensione che supera i confini nazionali.
La diretta Facebook dell’evento sarà seguita dai rappresentanti della rete internazionale delle Città Murate e Fortificate presenti in Europa, Medio Oriente e Asia, con collegamenti dalla Francia, da Dubai, dalla Cina e da numerosi altri Paesi.
In questo contesto internazionale, anche la FIDAPA BPW Italy – Sezione di Gela, tra i promotori dell’iniziativa, avrà l’opportunità di presentare il proprio impegno nella promozione della cultura e nella valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, dimostrando come il ruolo dell’Associazione possa estendersi ben oltre l’ambito territoriale, favorendo il dialogo tra istituzioni, università e reti culturali internazionali.
L’iniziativa rappresenta, quindi, anche un’importante occasione di crescita e di visibilità internazionale per la FIDAPA, protagonista di un evento destinato ad avere un’ampia eco nel panorama culturale mondiale.
Il progetto coordinato dalla Prof.ssa Caterina Ingoglia rappresenta molto più di una campagna di documentazione: è un nuovo modo di guardare a uno dei monumenti più significativi della Sicilia antica, con l’obiettivo di approfondirne la conoscenza, garantirne la conservazione e renderlo sempre più accessibile alla comunità scientifica e al grande pubblico.
Oggi, come accadde negli anni di Adamesteanu, Gela torna a essere un luogo nel quale si sperimentano metodi, tecnologie e approcci innovativi. Se allora la fotografia aerea e le ricognizioni sul territorio segnarono una svolta nella ricerca archeologica italiana, oggi la digitalizzazione tridimensionale e le nuove tecnologie applicate ai beni culturali aprono una pagina altrettanto importante.
È il segno di una continuità ideale tra le intuizioni dei grandi archeologi del Novecento e la visione delle istituzioni e degli studiosi che oggi, attraverso il lavoro dell’Arch. Ennio Turco, della Prof.ssa Caterina Ingoglia e del Prof. Davide Tanasi, stanno restituendo alle Mura Timoleontee di Capo Soprano il ruolo che meritano: quello di uno dei più prestigiosi laboratori di ricerca archeologica del Mediterraneo, oggi proiettato anche in una rete internazionale di valorizzazione del patrimonio culturale.
