Ma chi è Aristofane e qual è la storia de ‘Le Rane’?
Esordì giovanissimo nel 427 a.C. con i Banchettanti. Utilizzò il teatro comico come uno strumento di lotta politica e di riflessione culturale, criticando ferocemente i demagoghi (come Cleone), la guerra, le novità sofistiche e intellettuali (presero di mira persino Socrate ne Le nuvole) e la tragicità innovativa di Euripide.
Tra i suoi capolavori sopravvissuti figurano Gli Acarnesi, I Cavalieri, Le nuvole, Gli Uccelli e la famosa commedia pacifista [Lisistrata
Ecco la storia di Aristofane “Le Rane”.
Dioniso, dio del teatro, decide di raggiungere l’Ade per riportare in vita Euripide, morto, insieme a Sofocle nel 406 a.C., pochi mesi prima che la commedia di Aristofane fosse rappresentata. Il motivo della catabasi infernale risiede nel fatto che i tragediografi più giovani non hanno la stessa creatività e lo stesso genio e, di conseguenza, riportare Euripide in vita è l’unico modo per salvare la tragedia dal declino.
All’inizio della commedia, Dioniso e il suo servo Xantia chiedono a Eracle quale sia la strada più rapida per giungere all’Ade; quest’ultimo, dopo qualche presa in giro, risponde che è necessario attraversare una palude, l’Acheronte. Al loro arrivo, il nocchiero Caronte fa salire Dioniso sulla barca per traghettarlo sull’altra riva, mentre Xantia è costretto a girare intorno alla palude a piedi. Durante la traversata, Dioniso e Caronte incontrano le rane (Caronte le chiama rane-cigni), che fanno sentire il loro gracidare: brekekekex koax koax.
Esse intonano un canto in onore di Dioniso, ma senza accorgersi che il dio è proprio lì con loro. Dioniso è presto infastidito dal loro canto e protesta, ma le rane continuano, non riconoscendolo nemmeno. Tuttavia, quando il dio imita il loro verso, esse si zittiscono.
Alla fine Dioniso e Xantia si rivedono alle soglie dell’Ade, dove incontrano un gruppo di anime, gli iniziati ai culti misterici, che cantano in onore di Iacco. Poco dopo i due incontrano Eaco, che scambia Dioniso per Eracle (il primo infatti si era vestito a imitazione del secondo) e comincia a insultarlo e minacciarlo. Eaco era infatti furioso nei confronti di Eracle, che aveva rubato il suo cane Cerbero. Spaventato, il dio scambia i suoi abiti con Xantia, che è meno impaurito del suo padrone. I due vengono entrambi frustati, ma alla fine l’equivoco è chiarito.
Euripide viene finalmente rintracciato, mentre è nel mezzo di un litigio con Eschilo a proposito di chi meriti di sedere sul trono di miglior tragediografo di tutti i tempi: ognuno dei due ritiene sé stesso il migliore. Comincia allora una gara, con Dioniso come giudice: i due autori citano a turno versi delle loro tragedie, e tentano di sminuire quelli del contendente. Alla fine viene portata in scena una bilancia e ognuno dei due autori viene invitato a recitare alcuni suoi versi; la citazione che “pesa” di più (ed è dunque migliore) farà pendere la bilancia in favore del proprio autore. Eschilo esce vincitore da questa gara, ma a quel punto Dioniso, che inizialmente intendeva riportare in vita Euripide, non sa più a chi sia meglio concedere questo onore. Decide di scegliere l’autore che darà il miglior consiglio su come salvare Atene dal declino. Euripide dà una risposta generica e poco comprensibile (“Se adesso va tutto male, forse facendo tutto il contrario ce la caveremo”), mentre Eschilo dà un consiglio più pratico (“Le navi sono le vere risorse”).
Così, alla fine, Dioniso decide di riportare in vita Eschilo, che, prima di lasciare quel luogo, affida al dio Ade il compito di riservare il trono di miglior tragediografo a Sofocle, raccomandandogli di non lasciarlo mai a Euripide.
