Gela – Non bastava la mancata apertura dei due poli culturali di Gela, il Museo della Nave e il Museo Archeologico, per i quali, realisticamente, si parla del 2026.
Adesso emerge un altro nodo critico: la drammatica riduzione del personale di custodia del Parco Archeologico.
Cinque degli attuali custodi andranno in pensione entro il prossimo anno riducendo, di fatto, l’organico già esiguo e aggravando una situazione precaria. Mura Timoleontee chiuse da anni, difficoltà nel garantire aperture e vigilanza ordinaria: con meno custodi, diventa tutto ancora più complicato.
Un confronto con altre realtà regionali evidenzia lo squilibrio: Centuripe ne aveva 16, il Parco di Piazza Armerina è ben coperto. A Gela invece si va verso un deserto operativo, mentre cresce il rischio che interi siti restino inaccessibili.
Il problema era già emerso ai tempi dell’ex direttore Gattuso, che propose una convenzione con i metronotte per supplire alla carenza. Oggi quella soluzione potrebbe tornare d’attualità, ma servono risposte dalla Regione e dalla soprintendenza. Intanto, la città rischia di perdere pezzi importanti del suo patrimonio culturale e della sua identità.
La dirigenza ha palesato il problema, l’amministrazione preme per l’apertura e, di certo, non si può rinunciare alla fruizione dei Musei. A questo punto la palla passa alla Regione che dovrebbe operare una ricognizione del personale per una equa distribuzione dei dipendenti.
