Conto alla rovescia per l’inaugurazione del nuovo Museo dei relitti greci, Enti in fermento, grandi pulizie e città pressoché indifferente.
La Nave di 2500 anni fa è ospitata in una delle sale più grandi e luminosedella nuova struttura. Intorno alla Nave le teche che accolgono i resti del materiale trovato all’interno: anfore, vasi utilizzati per il trasporto del materiale e naufragati a causa del fortunale che l’ha travolta al largo dello specchio d’acqua di contrada Bulala.
Il progettista dell’allestimento definitivo ha scelto di adagiarla su un letto di sabbia come si vede nella foto di copertina e non sullo specchio che simulava il mare sul quale è stata presentata a Forlì ed a Gela nel 2022.
L’ingresso destinato ai visitatori si apre sulla via dell’Acropoli che si interseca con la via Prati. L’ ingresso del Lungomare è riservato al personale della Soprintendenza Ente competente sull’importante reperto. Qui sono stati creati gli stalli per il parcheggio come si vede nella foto sottostante.
La gestione del Museo passerà alla giurisdizione del Parco Archeologico di Gela entro qualche settimana.

Per raggiungere il Museo appositamente progettato a forma di nave, bisogna attraversare un suggestivo boschetto dove la natura rapisce l’occhio e la struttura viene custodita dalla vegetazione.
Le navi greche di Gela sono tre imbarcazioni ritrovate nel golfo di Gela, colonia rodio-cretese e importante emporio commerciale sulla costa meridionale della Sicilia. Databili tra la fine del VI e l’inizio V secolo a.C., rappresentano le più antiche navi greche al mondo.
La prima nave, denominata “Gela I”, fu scoperta alla fine del 1988 dai due pescatori subacquei (Gianni Occhipinti e Gino Morteo) nei fondali di contrada Bulala, a circa 800 metri dalla costa gelese. Collocata a circa 4 metri di profondità, si era ben conservata nel suo carico e nella sua struttura grazie alle caratteristiche del fondale argilloso-sabbioso che l’avevano ricoperta.
Databile al 500-480 a.C., si trattava di una nave mercantile di dimensioni 21×6,50 metri e di tipo “a guscio” costruita con il sistema di cuciture delle tavole: il fasciame ligneo della carena veniva infatti “cucito” con funi di tipo vegetale passanti entro fori praticati obliquamente nel bordo interno delle stesse tavole. Questa tecnica, molto antica e diffusa nell’Egeo fino al IV secolo a.C., era utilizzata sia per le navi mercantili che per quelle da guerra; testimonianze di questo metodo di costruzione erano già attestate nella nave egiziana di Cheope e citate nel secondo libro dell’Iliade.
La nave, recuperata con due campagne di scavo nel 2003 e nel 2008, è stata restaurata nel laboratorio Mary Rose Archeological Services di Portsmouth, in Gran Bretagna. Restituita alla città nel luglio del 2014, in mancanza di un apposito luogo espositivo è rimasta conservata in 44 casse fino al 2020, anno in cui è stata parzialmente rimontata ed esposta ai Musei San Domenico di Forlì in occasione della mostra “Ulisse: l’arte e il mito”.La stessa esposizione è stata replicata nel 2022 nei padiglioni del Bosco Littorio di Gela, in occasione della mostra “Ulisse in Sicilia: i luoghi del mito”.La ricomposizione definitiva dei legni della nave è iniziata ad aprile del 2025 e si è conclusa nel novembre dello stesso anno: dal 24 febbraio 2026 è ufficialmente visitabile insieme al suo carico all’interno del Museo dei Relitti Greci di Gela, nell’area archeologica di Bosco Littorio.
Al momento del ritrovamento il carico non esisteva nella sua totalità, forse a causa di parziali scarichi delle merci avvenuti nei vari porti toccati durante i viaggi. Tale ipotesi è avvalorata dalla presenza circa 7 tonnellate di pietre, utilizzate come zavorra al posto della merce vera e propria, forse in previsione di uno scarico totale nel porto di destinazione finale.
Tra i materiali ritrovati figurano diverse ceramiche, come un oinochoe trilobata con scena di Gigantomachia e tre askòi attici del ceramografo Epitetto; c’era anche uno stilo in osso (che testimonia la presenza di almeno un mercante sulla nave) e uno zufolo (usato per impartire ordini durante il corso della navigazione). Figurano nel carico anche numerosi arredi di bordo, come piccole arule o statuette votive destinate alle funzioni religiose. Immancabili anche numerose anfore probabilmente contenenti vino, olio e altre merci, che erano state collocate in cesti rivestiti di pece.
