Nino Miceli combattente contro la mafia – video

"Ma tu lo sai chi sono io?", non è  una frase ironica di Alberto Sordi, è una frase da cui nasce lo sconvolgimento della vita di un uomo e della sua famiglia e poi un libro
15/10/2025
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Gela – Settantanove anni, un fiume in piena. Energia, determinazione e tanta voglia di portare un messaggio positivo ai giovani. Nino Miceli è tornato nella sua città senza paura, con una voglia matta di vivere e incidere nella storia. Nel suo intervento ha raccontato di aver combattuto non solo contro la mafia ma anche contro lo Stato ai tempi, impreparato sul piano legislativo.

 

“Ma tu lo sai chi sono io?”, non è  una frase ironica di Alberto Sordi, è una frase da cui nasce lo sconvolgimento della vita di un uomo e della sua famiglia.

Il titolo del secondo libro del testimone di giustizia, Nino Miceli, il commerciante 79enne, protagonista negli anni ’90 di una serrata lotta al racket mafioso delle estorsioni intrapresa dopo aver subito per due volte l’incendio dell’autosalone della concessionaria Lancia e Autobianchi dove teneva in esposizione numerose macchine nuove di fabbrica.

La manifestazione si è svolta in un auditorium blindato e controllato dalle forze dell’ordine presso l’ex Centro Salesiano Cnos, al villaggio Aldisio, attualmente gestito dall’istituto comprensivo Don Bosco, con la direzione della preside Rosalba Marchisciana. La dirigente scolastica ha accolto l’autore, i relatori e gli ospiti con una organizzazione perfetta, dando anche un contributo rilevante con recite e canzoni interpretate dagli alunni di scuola media. Ha fatto da moderatore e coordinatore degli interventi il giornalista Franco Infurna, memoria storica degli anni difficili della guerra di mafia a Gela. A rappresentare il sindaco è intervenuto l’assessore comunale Peppe Di Cristina che ha parlato a nome dell’intera amministrazione comunale.

Dopo i saluti della dirigente Marchisciana è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime di Verona (3 carabinieri morti e 25 persone ferite) e l’inno nazionale, un ragazzo della 3^C, Leonardo di Ganci, ha recitato con estrema bravura un brano tratto dal libro “I 100 passi”, un monologo sulla morte di Peppino Impastato. Tema che verrà ripreso con un canto molto efficace dal coro della scuola a chiusura della manifestazione.

Poi il giornalista Franco Infurna ha descritto l’ambiente storico degli anni di piombo della faida di Gela, la strage della sala giochi, la lotta al racket in cui si inquadra il racconto di Miceli e ha introdotto i relatori chiamati a illustrare il libro. Assente per impegni di lavoro, il PM Anna Canepa, della direzione nazionale antimafia, ex sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Caltagirone e per 10 mesi anche a Gela, ha inviato un interessante video registrato in cui ha illustrato la sua appassionante esperienza siciliana, ricordando che era andata via da Caltagirone solo perchè trasferita a Genova in quanto gli inquirenti avevano scoperto che la mafia stava preparando un attentato contro di lei, del colonnello Pinotti dei carabinieri e del Capitano Mettifogo.

Poi è stato il turno del brigadiere dei carabinieri Gianfranco Requedaz, un sottufficiale dei Ros originario della Valle d’Aosta, provetto pilota d’aereo, che ha lavorato al comando di Mettifogo per tutelare la sicurezza di Nino MIceli, cui ha dedicato una bellissima canzone che è quasi una ballata solidale e di sostegno. Canzone che a sorpresa i ragazzi del gruppo musicale della scuola “Don Bosco” hanno cantato in coro e suonato con perfetta sintonia dopo averla provata pochissime volte.

Quindi è stato il turno del generale dei carabinieri Mario Mettifogo, capitano, comandante della compagnia di Gela, all’epoca dei fatti narrati da Miceli. Mettifogo fu l’ispiratore, l’angelo custode, il consigliere di Miceli dall’inizio della collaborazione da testimone di giustizia a oggi. Insieme vanno in giro a predicare che la mafia si batte con la denuncia e la collaborazione con lo Stato. Insieme si son visti conferire dall’amministrazione comunale la cittadinanza onoraria di Gela. Insieme sono stati condannati a morte dalla mafia.

L’allora capitano Mettifogo riuscì a scoprire in casa di un affiliato a cosa nostra, il libro mastro della cosca che riportava nome, cognome e soprannome di ogni commerciante, artigiano, professionistra, imprenditore cge pagava il pizzo a quella cosca mafiosa. Tra le pagine di quell’agenda c’erano pure i nomi dei soldati della mafia e lo stipendio che guadagnavano: 300 mila lire al mese. “Ammazzare una persona costava pochi soldi”, ha detto l’ufficiale in pensione.

Grazie al libro-mastro trovato da Mettifogo e alla testimonianza di Miceli il processo antiracket Argenti+46 si concluse con condanne per complessivi 450 anni di reclusione, confermati in appello e in cassazione.

Il generale si è detto felice della sua esperienza a Gela dove ritorna sempre con estremo piacere.

Infine Nino Miceli ha spiegato i contenuti del suo libro, raccontandone la storia con molti dettagli. Un libro che riprende e sviluppa il precedente volume pubblicato dallo stesso Miceli ma con il titolo “Io, il fu Nino Miceli”.

Antonino Miceli, è nato a Realmonte, in provincia di Agrigento, il 16 dicembre 1946. È morto per lo Stato e per la società il giorno 5 dicembre 1996. In quella data è nato un altro uomo il cui nome non sappiamo né dobbiamo sapere perchè sotto tutela. Questo libro ci dice il perché. È la storia vera, verissima, narrata in prima persona dal protagonista, di una fiera e alla fine vittoriosa battaglia contro il sistema del “pizzo”, vittoria che ha contribuito alla promulgazione di leggi finalmente adatte a contrastare efficacemente il fenomeno. È anche il duro resoconto del coraggio che bisogna avere per combattere questa battaglia e del prezzo che bisogna pagare per vincerla. Ma è anche l’immensa soddisfazione civile e umana per cui quel prezzo si è pagato. Una storia avvincente; un manuale di vita. Un libro che aiuta a resistere.

 

 

Nino Miceli era un imprenditore di successo in Sicilia. La sua vita normale viene scossa della saccenza della mafia. Dopo un momento di smarrimento, il protagonista di questo avvincente racconto autobiografico reagisce e combatte una lotta trentennale contro le cosche, ma anche alcune frange del movimento antimafia e alcuni esponenti delle istituzioni che avrebbero dovuto aiutarlo.

Nino Miceli torna in Sicilia per testimoniare come è possibile ribellarsi con tre eventi importanti per la presentazione del libro “E tu lo sai chi sono io?” di Nino Miceli.

Il suo secondo libro che parla della sua storia. Più completo del primo, più contestualizzato nel panorama siciliano e italiano.

Ha avviato un tour che tocca Gela, Niscemi e Agrigento per raccontare la sua storia emblematica.

Stamattina i lavori sono stati aperti dalla dirigente scolastica Rosalba Marchisciana, è intervenuto l’assessore Peppe Di Cristina. Piu la presentazione del giornalista Franco Infurna, il Brig. Gianfranco Requedaz, ex appartenente ai
Carabinieri del ROS e la Dott.ssa Anna Canepa della Direzione Nazionale
Antimafia Antiterrorismo di Roma in videoconferenza e la testimonianza del generale Mario Mettifogo.

Ed ecco la testimonianza di Nino Miceli

 

 

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