Negli ultimi mesi la parola “Onorevole” tradizionalmente utilizzata per indicare titolari di cariche elettive, è tornata al centro del dibattito pubblico non per il prestigio legato alla funzione, ma per il moltiplicarsi di inchieste giudiziarie che hanno coinvolto rappresentanti delle istituzioni, sia a livello regionale sia nazionale.
In diverse aree del Paese, numerosi esponenti politici appartenenti a forze di governo sono finiti nel mirino della magistratura per ipotesi di corruzione, peculato, falso e uso improprio di fondi pubblici, in un quadro che attraversa più schieramenti e mette in discussione il corretto esercizio della funzione pubblica.
Il fenomeno non è circoscritto a un singolo territorio ma registra con regolarità arresti, indagini e procedimenti giudiziari legati a voto di scambio, clientelismo e gestione distorta delle risorse pubbliche, coinvolgendo figure politiche di vario livello. Comunali, Regionali e Nazionali.
In questo contesto, in cui chi ricopre incarichi istituzionali continua a rivendicare.

l’appellativo di “Onorevole” anche mentre è sottoposto a processo, emerge con forza la necessità di interrogarsi sul significato stesso di onore nella vita pubblica. Il termine richiama, per tradizione, dignità morale, rispetto delle regole e responsabilità verso i cittadini, non un semplice status formale. Quando questi valori vengono disattesi, la parola rischia di perdere il suo significato.
Per questo, accanto al richiamo alle radici etiche della funzione pubblica, si potrebbe ipotizzare una norma che preveda che, in caso di condanna definitiva per reati particolarmente gravi, il titolare di una carica non solo decada dall’incarico, ma perda formalmente anche l’appellativo di “Onorevole”, con l’attribuzione , sul piano simbolico e nei registri istituzionali di una qualifica che ne segnali il venir meno.
Un simile provvedimento non avrebbe solo una funzione punitiva, ma servirebbe a riaffermare un principio essenziale che è quello della coerenza tra il titolo assegnato ed i valori professati. L’onore non è un diritto acquisito una volta per tutte, ma un impegno da dimostrare e meritare ogni giorno. Ed allora andrebbe rimosso per legge il titolo di Onorevole (On.) ed introdotto quello di Disonorevole (Dis.) con obbligo di indicazione del titolo in ogni occasione pubblica
