Gela ha un patrimonio archeologico inestimabile. Sarebbe bastato solo quello a farla vivere nella ricchezza. E invece una classe politica miope dai tempi più lontani non ha mai compreso l’importanza del tesoro che contiene e ha preferito virare il ‘manubrio’ dell’economia per distruggere anche l’inestimabile patrimonio del mare.
Per fortuna oggi il mare è tornato alle antiche condizioni biologiche ma non basta per restituire Gela agli antichi splendori.
Non ci sono idee adeguate per ridare alla città il posto che si merita. Al massimo si concepisce l’idea di un concerto di ragazzini. Manca la coscienza della storia. Non si comprende appieno il valore dei tesori che la città custodisce e che i vicini ci invidiano.
La Nave Greca ,per la quale la Regione ha realizzato un museo apposito, non è ancora aperto. Ma vediamo perché è un esemplare unico, come anche le Mura conservare nel Parco di Caposoprano ma nessuno le valorizza abbastanza.

Si tratta di una nave di tipo commerciale, che si colloca cronologicamente alla fine del VI sec. a.C. lunga circa 20 metri, se si considera la ruota di poppa.
Un unicum in tutto il mondo greco per la tecnica di costruzione mista a giunture con fibre vegetali passanti attraverso fori rafforzati da perni tra la chiglia e il torello e da spinotti dal contro torello e nella parte superiore del fasciame e a mortase e tenone alternati a giunture presenti invece nelle curvature e precisamente in prossimita’ della prua e della ruota di poppa.
Il team per l’assemblaggio della nave e’ stato composto dal Direttore dei lavori arch. Filippo Ciancimino funzionario della Soprintendenza di Caltanissetta, dagli archeologi subacquei Dott.Leonardo Abelli e dalla Dott.ssa Maria Vittoria Agosto, dal Restauratore di Beni Culturali del Parco archeologico di Gela Dott. Salvatore Burgio, dal dipendente della Soprintendenza di Caltanissetta Carmelo Mosca e dalla Ditta Cavarra Francesco con i suoi collaboratori Sebastiano Di Corrado ed Egidio.
Poi c’è il Museo Archeologico storico che resta chiuso.
Il percorso espositivo segue uno sviluppo cronologico topografico. ll Piano terra si apre con la sezione preistorica della collina di Gela, poi si passa all’area dell’acropoli, al materiale di bosco Littorio. Una sala è stata adibita a Biblioteca. Il primo piano comprende la sezione numismatica, quella delle collezioni (Navarra, Nocera etc…) e il materiale delle necropoli arcaica, classica ed ellenistica dell’antica Gela. L’esposto del secondo piano comprende il materiale del territorio limitrofo all’antica polis. Ancora incerto il posizionamento dei materiali che risalgono al periodo medioevale.
Potrebbe essere intitolato all’archeologo Pietro Orlandini. Su questo Museo è piombata una coltre di silenzio. Non si sa nulla su date di apertura che, evidentemente sforano al 2026, altrimenti sarebbero state comunicate. Ne’ si sa a chi addebitare eventuali responsabilità. Il direttore non dice niente, abbiamo provato a contattare l’ Assessorato ai BB.CC.AA. e siamo in attesa di risposta.
Di certo la politica preme per fare bella figura ma anche in questo Natale le porte saranno chiuse.
