Domenica d’agosto. Anche sotto l’ombrellone non dimentichiamo la Parola di Dio. Nella riflessione ci aiuta il prof. Massimo Cassara’.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16, 13-20
“In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”.
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Nel rapporto Dio-uomo della esperienza ebraico-cristiana la Fede ha sempre rappresentato l’elemento strutturante, la condizione sine qua non del dialogo di amicizia. Senza fede non sarebbe mai stato possibile schiodare Abramo dalla sua mentalità pagana con tutto ciò che questa realtà comportava: supersitizione, vuoti ritualismi idolatrici.
Senza la fede, Abramo non sarebbe mai rimasto, pur nell’atroce dolore, in ascolto di un Dio che chiede il sacrificio del figlio. A scanso di equivoci sarà bene ricordare che il racconto nasce in un contesto in cui il sacrificio umano era una pratica conoscuita, ciò aiuta a capire perché il testo non costruisce la scena come una protesta morale esplicita di Isacco. Ciò che conta e rappresenta il fulcro della narrazione è il suo approdo, una conclusione che decreta la definitiva cancellazione di qualsiasi sacrificio umano. Altro brano della Sacra Scrittura ci induce a considerare la fede acquisita dall’uomo come una sorta di lento e graduale lavoro divino di edificazione in un contesto di libertà e collaborazione: Dio manifesta il suo intento ponendo innanzi anche dure prove, saggiando il “terreno” umano su cui dovrà poggiare la solidità di un rapporto senza termine, un rapporto di amicizia: “Abramo ebbe fede in Dio… e fu chiamato amico di Dio.”Gc 2,23, ciò in antitesi a quel vecchio mondo pagano fondato sul timore, su una sudditanza subìta a suon di minacce; si pensi al politeismo babilonese, a quello Greco e Romano.
L’atto di fede di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” è la condizione rivelativa che manifesta perché proprio lui riceva quell’incarico; potrebbe anche sembrare strano che il Dio dell’Amore incondizionato non abbia preferito a lui il giovane Giovanni, l’Apostolo puro, il cantore dell’amore di Dio; il motivo è teologico: Dio Padre a lui dona la rivelazione delle rivelazioni, gliela imprime nell’animo; dovrà trovarsi pronto migliaia di volte nei secoli a venire quale nocchiere della Barca di Gesù (la Chiesa) a confermare tutti nella Fede. Molte saranno le tempeste, per questo Gesù si congederà da Lui con il noto comando:
“Ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. Lc 22, 32. Il primato riguarda congiuntamente l’Apostolo Pietro e la fede da lui professata. Non si tratta di ingenuo fideismo, sono chiamate ad interagire tutte le potenze dell’anima: memoria, intelletto, volontà; queste sono coinvolte nell’opera di discerimento, queste vengono condotte sino al limite possibile dell’esperienza umana, lì è chiesto il salto della Fede, cogliere con gli occhi del cuore là dove la carne non vede, non sa vedere, non vuol vedere! Per quanto un aquilotto posto in cima ad una vetta sia in possesso di ali oramai robuste, non potrà mai sperimentare la gioia di planare se non si deciderà a compiere quel salto nel vuoto. In Pietro vi è stata una chiamata, ed una elezione divina; egli è stato illuminato e condotto sin sulla cima della vetta, a lui toccava compiere il salto risolutivo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, quel salto della Fede che fa la differenza tra chi spera in qualcosa di vago, astratto, e chi si affida al Signore della vita. Di questi ha bisogno il mondo, di questi ha bisogno la Chiesa.
Una santa Domenica.
Prof. MASSIMO CASSARA’
