Viaggio nell’universo sanità: un medico per l’ematologia

23/08/2026
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Gela –  Continua la mobilitazione per il potenziamento dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela allo stato di abbandono istituzionale; la lotta per una sanità normale non si ferma.

Anche alcuni cittadini che si rivolgono al servizio di ematologia condividono la vertenza in atto per una sanità più equa e giusta.

Visto il gran numero (uno dei più alti d’Italia) di pazienti affetti da anemia mediterranea, patologia del sangue non grave, ma da attenzionare e monitorare, i pazienti che periodicamente si rivolgono al servizio Dh diretto dalla Dott.ssa Alessandra Quota.

Angelo Mondello vice presidente di Fasted Gela chiede: “che l’ospedale di Gela sia dotato di una Unità operativa complessa per la cura dell’anemia  aperta h24 e che la struttura sia provvista dei macchinari medicine e strumenti di ultima generazione per la cura di tali patologie”.

Il servizio di ematologia è dotato attualmente di un solo medico, la Dott.ssa ALESSANDRA QUOTA che non ha diritto di ammalarsi, non ha ferie, né può andare in maternità, il tutto, per non lasciare i pazienti.

IIl servizio in questione dovrebbe diventare un’eccellenza per il numero dei pazienti ma anche per chi soffre di patologie legate al ferro, piastrine etc.

Lodevole è la lotta della politica, il sindaco Terenziano Di Stefano e la sua amministrazione che non intendono interrompere l’iniziativa.

Ora occorrono segnali concreti, con nuove assunzioni di personale nei reparti dell’ospedale Vittorio Emanuele, davanti al quale viene mantenuto il presidio permanente.

Nel servizio di ematologia occorrono almeno altri due medici e altrettanto infermieri, nella speranza che possa diventare un reparto vero e proprio.

Negli ultimi giorni, come capita costantemente, il pronto soccorso si è dimostrato sovraccarico, con poco personale e un numero di pazienti in continuo aumento, spesso chi affetto da anemia viene lasciato nei corridoi come se fosse un codice bianco; anche i casi gravi, spesso, non possono accedere ai reparti per assenza di posti letto, non è degno di un paese europeo.

Il paziente gelese non può rischiare di morire per ritardo nell’intervento.

La fiducia nell’Ente gestore e nella politica regionale che in questi giorni vuole cavalcare l’onda mediatica per farsi pubblicità, vacilla. Da decenni si continua ad annunciare il rafforzamento del personale e l’acquisto di macchinari, a parole mai con i fatti.

La realtà è un’altra assistiamo a tagli e servizi ridotti e la gente rischia e, muore per disservizi ospedalieri.

Non è accettabile una sanità da paese sottosviluppato, in una città: europea, industrializzata, liberale e democratica.

Ai pazienti non interessa che venga l’assessore regionale, il politico nazionale o il Presidente Mattarella, devono arrivare i medici, gli infermieri, i macchinari, le medicine.

A Gela si muore di malasanità. Basta parole!!