Rosario: un ritrovato ‘eroe gelese’ all’Anteo di Milano

Ieri mattina è stato proiettato il docufilm 'Rosario' al Milano Film Fest
10/06/2026
Tempo di lettura: 3 minuti

Da Gela a Milano la storia di un uomo sconosciuto ai più, da valori coriacei, la cui figura è scandagliare dalla progenie di impianto artistico.

Ieri mattina è stato proiettato il docufilm ‘Rosario’ al Milano Film Fest, selezionato tra i cortometraggi realizzati dalle scuole di cinema partner dell’Academy del Milano Film Fest, nel mio caso nella sezione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La proiezione è avvenuta all’Anteo. uno dei cinema pilastro di Milano.

Il documentario è un mediometraggio realizzato dalla nipote Ludovica che ne porta il cognome. Ludovica ne ha fatto una tesi essendo laureata al dell’Universita’ Cattolica del Sacro cuore di Brescia.

Rosario Liparoti era un uomo d’altri tempi. Uno di quelli che si spende per la famiglia,  la patria, il lavoro ma nessuno lo sa. Niente proclami sul suo operato,  mentre che meno selfie in un tempo in cui la vita si dipanava sottotraccia.

Eppure aveva frequentazioni prestigiose: il gen. Dalla Chiesa per esempio a cui dimostrò l’inutilità della misura del soggiorno obbligato che successivamente venne abolita: in più occasioni aveva scovato a casa soggetti condannati a stare lontano dalla residenza.

Era partito a 19 anni da Gela per arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri. Ha partecipato alla campagna di Albania nel 1939-40. Poi nelle campagne del trapanese per rincorrere il bandito Salvatore Giuliano, per poi approdare nelle zone calde della Sicilia: Menfi, Corleone, Paceco, nel Belice in occasione del terribile terremoto del 1968.

 

Una intera vita di peregrinazioni per poi stabilizzarsi a Corleone dove l’attività si nutriva di indagini eccellenti. Nessuno ha mai penetrato quello sguardo profondo ereditato dalla nipote Ludovica che dell’occhio della telecamera ha fatto il suo lavoro e la passione inaugurata con il primo documentario dedicato al nonno mai conosciuto.

Nessuno poteva comprendere quanto fosse importante il suo lavoro che lo teneva lontano dalla famiglia, se non dopo la morte avvenuta nel 1993, quando i due figli, Melina e Nicolò,  hanno avuto libero accesso alle sue carte. E qui si è aperto un mondo. Le testimonianze dei suoi collaboratori ed in particolare quella del collega Domenico Tedesco, che nel documentario ha un ruolo di primo piano, hanno fatto il resto.

Alto, ieratico, moro era l’Amedeo Nazzari di Gela. A Gela non si è concesso, ha scelto una donna – cariatide di San Vito Lo Capo, ai tempi un paesino della costa trapanese, oggi capitale del turismo siciliano.

​”Nel cuore della Sicilia e degli anni di piombo, un’indagine sull’eredità storica, morale e affettiva di un nonno mai conosciuto: uomo, padre, carabiniere

La storia di Rosario Liparoti, maresciallo dei Carabinieri a Corleone, attraverso lo sguardo della nipote che non l’ha mai conosciuto. Tre interviste che offrono ritratti diversi e a volte contraddittori: un padre distante, un uomo di legge impegnato contro la mafia, un punto di riferimento affettuoso. Un’indagine familiare dove la memoria si ricompone tra ricordi e testimonianze storiche, restituendo non solo la figura complessa di un uomo, ma anche uno spaccato dell’Italia degli anni di piombo, del dovere, dei sacrifici e delle assenze.

Simbolo di generosità per la famiglia di origine, per le quattro sorelle orfane e per i nipoti per i quali era un padre, punto di riferimento per saggezza e onestà.

“È stata un’emozione immensa vedere il mio documentario – dice la dott.ssa Ludovica Liparoti – che è come se fosse un po’ mio figlio, sul grande schermo, in un cinema vero, soprattutto perché è un progetto molto personale.

Vederlo proiettato mi ha dato la spinta per creare qualcosa di nuovo”.

Adesso Ludovica lo porta in tour per diffonderlo. È prevista una tappa anche a Gela in Luglio grazie all’interesse dell’assessore alla Cultura Peppe Di Cristina.

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