Sul caso Cuffaro indegno è meravigliarsi.
In questi giorni di piogge battenti, le nuove inchieste che coinvolgono l’ex governatore Salvatore Cuffaro scuotono la Sicilia. Appalti pilotati, concorsi truccati, nomine costruite a tavolino. Un quadro certamente grave. Ma la prima cosa davvero indegna è meravigliarsi.
Che nella sanità siciliana, come in molte altre regioni, le nomine siano spesso frutto di amicizie politiche più che di meritocrazia non è una rivelazione. Si tratta di una prassi che, da decenni, attraversa indifferentemente destra, centro e sinistra. Un metodo bipartisan e consolidato, tollerato, quasi dato per scontato.
Va invece segnalato un aspetto che rende ancora più inquietante il sistema: Un assessore regionale, quello alla sanità, nominato dal Presidente della Regione, ha come figlio il Sindaco di un comune Siciliano nonché commissario provinciale della Lega. Una politica tutta fatta in casa che qualche dubbio lo lascia.
Questo legame familiare, in un contesto di nomine e incarichi nella sanità regionale dove circolano già sospetti di “appartenenza politica” più che di competenza, aggiunge un livello di opacità che i cittadini non possono ignorare. Che la lega è la DC fossero alleati , nonostante provino a fare finta di non conoscersi, lo sapevano pure i bambini.
Se ora la magistratura accerterà responsabilità penali, sarà un atto dovuto. Ma il vero dramma collettivo è culturale sta nell’idea che la gestione della salute pubblica possa essere modellata su logiche di appartenenza invece che su competenza.
Che questa pioggia almeno serva a lavare l’ipocrisia. La Sicilia non ha bisogno di sorprese, ma di verità, responsabilità e finalmente di scelte di alto profilo, al di sopra di ogni sospetto, per restituire dignità a un sistema che appartiene a tutti. Farebbe bene il Presidente della Regione Sicilia ad alzare il profilo di chi governa nei vari livelli con nomi al di sopra di ogni sospetto.
