È morto ieri, all’età di 97 anni, Salvatore detto “Turi” Margi , storico impiegato comunale del Comune di Gela. Quarant’anni di servizio, tre generazioni di colleghi, dodici sindaci, trentotto giunte, e un numero imprecisato di bizzarre richieste ricevute da cittadini e consiglieri comunali.
Margi era in pensione dal 1984, ha iniziato all’Urbanistica passando poi agli Affari Generali e infine all’Anagrafe, dove tutti lo ricordano come “u cristianu chi sapia tuttu”, eccetto come far funzionare la stampante delle carte d’identità. Uno strumento oggi superato ma che negli ultimi anni di lavoro per Margi sembrava una macchina misteriosa ed infernale.
Tra i suoi racconti più celebri spicca quello del consigliere comunale “spacchiusu” che chiese una carta di identità urgente per il cugino della moglie e che non aveva il tempo di recarsi al comune.
Esilerante la richiesta che basi’ Margi quando un collega domandò se il certificato di nascita si può avere prima di nascere.
E Turi, paziente come un santo rispose con lo stesso tono con cui si spiega la differenza tra “astratto i pumaroru” ragù alla bolognese.
Mitico il consigliere che arrivò con un faldone enorme per chiedere di una pratica edilizia, che Turi controllò minuziosamente prima di affermare solennemente: “amico consigliere questo è il menù della pizzeria “bafacchiu” la pratica sarà nell’altro faldone in macchina”.
Margi era noto per come raccontava Gela attraverso gli sportelli. Le donne anziane gli portavano dolci “pa’ pacienza”
e lui, con quel sorriso mezzo ironico e mezzo rassegnato ricordava a tutti come il Comune funziona benissimo fino a quando non lo vai a disturbare.
Turi Margi se ne va via dai nostri ricordi e dalla nostra fantasia lasciando a tutti in eredità il sapere pratico, quello che non c’è nei manuali, nelle normative, nei codici. Il sapere eccezionale dell’umanità, del sapere ascoltare e del buon senso. Ci lascia un insegnamento sacrosanto ossia che la vera forza della macchina pubblica non sta nelle carte e nei file dei potenti computer ma nelle persone e nella loro gentilezza.
Negli ultimi anni di arteriosclerosi gridava per strada che voleva essere ancora a lavoro per difendere i giovani impiegati vessati dagli amministratori e dai cittadini.
Quando incontrava i giovani impiegati Comunali riusciva ancora a commuoversi con un semplice saluto. Li riteneva eroi dei nostri tempi.
E ora, proprio mentre Gela saluta il suo impiegato più longevo e certamente uno dei più spiritosi, resta un messaggio da lanciare . Urge trasferire le competenze prima che vadano perdute investendo sui giovani ai quali bisogna inculcare l’orgoglio di essere dipendenti pubblici a servizio dei cittadini e non burocrati a servizio di una politica di “canciabannera”.
Perché come diceva spesso Turi, il comune è casa nostra e bisogna tenere le chiavi in mano.
Il signor Margi, quelle chiavi, le ha tenute per quarant’anni.
Adesso tocca a chi resta.
