La solita storia che si ripete. Come per gli uomini che aspettano ore ed ore davanti al pronto soccorso. Succede anche agli animali.
Sentiamo il racconto della responsabile dell’Oipa, Liliana Mistretta.
È una storia dolorosa e, purtroppo, terribilmente familiare. Rabbia e impotenza sono i primi sentimenti che emergono di fronte a episodi del genere: vedere un piccolo animale morire durante un’attesa infinita, mentre chi cerca di aiutarlo ha le mani legate dalla burocrazia o dai ritardi dei soccorsi, è straziante.
​Il racconto della presidente dell’OIPA locale, Lidiana Mistretta, mette in luce un problema strutturale profondo che tocca molte realtà :
​Anche se i Vigili Urbani hanno risposto tempestivamente, il collo di bottiglia si è verificato a livello dell’azienda sanitaria o della ditta incaricata del recupero, che spesso si ritrova sottoorganico o sommersa dalle chiamate. L’azienda è arrivata alle 19.15.
Troppo tardi e alla fine il gattino è morto, nonostante i tentativi di salvarlo.
Il periodo primaverile ed estivo coincide purtroppo con il picco delle nascite e, di conseguenza, degli abbandoni. Le associazioni di volontariato come l’OIPA si trovano a fronteggiare una vera e propria “scanna” — una strage silenziosa — a causa della mancanza di sterilizzazioni di massa e di una sensibilità diffusa.
Per un gattino ferito o debilitato, 45 minuti non sono solo un ritardo, sono la differenza tra la vita e la morte.
Spesso si tende a non colpevolizzare i singoli operatori (che magari stavano gestendo un’altra emergenza), ma il vero fallimento sta nella mancanza di un piano di riserva o di una rete di cliniche veterinarie h24 convenzionate in grado di intervenire quando i canali ufficiali sono saturi.
​L’impegno dei volontari che, nonostante tutto, continuano a presidiare il territorio è lodevole, ma senza riforme strutturali e un potenziamento dei servizi di soccorso animale da parte delle istituzioni locali, queste tragedie continueranno purtroppo a ripetersi
