Castello, chiese e memorie nobiliari di Mazzarino al centro del viaggio studio di un centinaio di associati, provenienti da tutta la Sicilia, promosso dalla sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli, presieduto da Fulvia Caffo. Domenica scorsa, nella perla del barocco nisseno, un’intera giornata dedicata alla scoperta del patrimonio storico e monumentale della città nissena, con particolare attenzione al castello e alle testimonianze legate alla famiglia Branciforte.
Ad accogliere il gruppo nel chiostro dell’ex convento dei Carmelitani, oggi sede del Comune, sono stati il sindaco Domenico Faraci, il vicesindaco Anna Maria Comendatore, gli assessori e una rappresentanza del Consiglio comunale.
Prima tappa nell’ex chiesa di Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola. Una visita impreziosita dal contributo di Biagio Ricciardi che ha ripercorso la storia e il ruolo della famiglia Branciforte nelle vicende politiche e culturali della Sicilia, sottolineando come Mazzarino sia stata uno dei centri nevralgici del potere feudale tra Sei e Settecento. A seguire Silvia Di Stefano ha illustrato il castello presentando il suo lavoro di tesi, vincitore del primo premio dell’ultima edizione del Premio Boscarino, concorso bandito dalla Sezione Sicilia per valorizzare studi e ricerche sul patrimonio castellano.
«Mazzarino rappresenta un tassello fondamentale nel sistema difensivo e residenziale della Sicilia interna», ha dichiarato la presidente Caffo. «Con questi viaggi studio vogliamo non solo approfondire la conoscenza scientifica dei siti, ma anche creare una rete di consapevolezza tra istituzioni, studiosi e cittadini. Il castello e i complessi religiosi della città testimoniano una stratificazione storica che merita tutela, studio e valorizzazione continua».
Il gruppo ha poi raggiunto il Castello di Mazzarino, con una sosta nella vicina Chiesa di San Francesco di Paola, in origine cappella del castello. Giuseppe Ingaglio, delegato di Agrigento e consigliere regionale dell’Istituto, ha evidenziato l’importanza strategica del sito, sorto in posizione dominante per il controllo del territorio e trasformato nel tempo da struttura difensiva a residenza nobiliare.
La visita al castello è stata guidata dai volontari della Pro Loco, coordinati da Filippo Bonifacio, che hanno accompagnato i partecipanti tra i ruderi e le emergenze architettoniche ancora leggibili.
Nel pomeriggio il gruppo è stato accolto nella Chiesa di San Francesco d’Assisi da don Valerio Sgroi. Qui Giuseppe Ingaglio ha illustrato le opere d’arte custodite nella chiesa, soffermandosi sulla custodia eucaristica realizzata dal frate cappuccino Angelo Maria Gagliano e sul patrimonio librario del convento annesso. Tra i volumi conservati figurano opere scritte ed edite da Carlo Maria Carafa, figura centrale che fece di Mazzarino una vivace capitale culturale tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento.
«Il nostro compito», ha affermato Ingaglio, «è leggere questi luoghi non come monumenti isolati, ma come parti di un sistema territoriale complesso. Il castello, le chiese, le biblioteche conventuali raccontano una storia di potere, fede e produzione culturale che ha inciso profondamente nell’identità della Sicilia interna. Valorizzarli significa restituire alla comunità una memoria condivisa e uno strumento di sviluppo culturale».
La giornata si è conclusa con un momento di confronto tra i partecipanti, confermando il successo dell’iniziativa e l’interesse crescente verso la riscoperta del patrimonio castellano siciliano.
