15 maggio 1946: lo Statuto siciliano, forza e futuro dell’Isola

Certo che la Sicilia descritta da Schifani a tratti sembra surreale
16/05/2026
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Il 15 maggio rappresenta una data storica per la Sicilia. Nel 1946 nasceva lo Statuto speciale, il primo in Italia, che riconosceva all’Isola un’autonomia unica, fondata sulla sua identità, sulla sua storia e sulla necessità di strumenti straordinari per costruire sviluppo.

Tra i protagonisti di quella stagione va ricordato anche l’onorevole Salvatore Aldisio, gelese, figura centrale della politica nazionale e tra gli interpreti più autorevoli della battaglia per il riconoscimento delle prerogative siciliane. Il suo contributo fu importante nel consolidare il percorso che portò la Sicilia a ottenere uno Statuto capace di garantire autogoverno e dignità istituzionale.

L’autonomismo siciliano affonda le radici anche nel Movimento per l’Indipendenza della Sicilia di Andrea Finocchiaro Aprile, che nel dopoguerra diede voce al desiderio di riscatto e di autogoverno del popolo siciliano. Da quella spinta nacque una coscienza autonomista che negli anni ha attraversato diverse stagioni politiche.

Più recentemente, anche il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo ha rilanciato il valore dello Statuto come leva concreta di sviluppo, riportando al centro il tema di una Sicilia protagonista e non dipendente.
Oggi, a ottant’anni da quella conquista, lo Statuto non è solo memoria, ma una bussola ancora attuale. Come ha sottolineato il presidente della Regione Renato Schifani ” la Sicilia sta vivendo una stagione nuova, fatta di investimenti, infrastrutture, innovazione e fiducia ritrovata. È il passaggio da una Sicilia che rincorreva le emergenze a una Sicilia che programma e costruisce futuro”.

Certo che la Sicilia descritta da Schifani a tratti sembra surreale ma volendo essere buoni e prendersi la parte buona del suo discorso possiamo concordare che lo Statuto “se pienamente utilizzato, può accelerare lo sviluppo dell’Isola, trattenere risorse, attrarre investimenti e dare risposte concrete ai giovani e alle imprese”.

Ed allora lunga vita allo Statuto.

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