​Sanità a Gela, l’ennesimo presidio nel deserto della rassegnazione

29/07/2026
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GELA. L’ennesima protesta. L’ennesimo sindaco incatenato o in fascia tricolore davanti ai cancelli dell’ospedale Vittorio Emanuele. Prima di lui ci sono stati altri primi cittadini, e poi associazioni, movimenti, comitati spontanei, gruppi di donne, cortei e sfilate di ogni sigla. Il copione è noto, la scenografia è la stessa da trent’anni. Ciò che cambia — o meglio, ciò che crolla — sono i numeri e la fiducia dei cittadini.

​I dati raccontano un ridimensionamento chirurgico, quasi scientifico: dai 500 posti letto degli anni ’90 agli appena 120 attuali. Reparti storici e pilastri della medicina d’urgenza e specialistica come Chirurgia, Ortopedia e Ginecologia sono stati amputati, passando dai 48 posti letto di un tempo agli irrisori 8-10 posti attuali.

​La demografia di Gela è cambiata, passando dai 100.000 abitanti di tre decenni fa agli attuali 70.000. Ma la matematica della salute non torna: Gela rimane il centro nevralgico di un bacino d’utenza comprensoriale ben più ampio, che comprende i comuni limitrofi, anch’essi gradualmente spogliati di presidi e servizi. La sensazione diffusa, che valica il colore politico, è che vi sia una precisa volontà di scardinare la sanità gelese, riducendo l’ospedale a un semplice posteggio per lungodegenze o assistenza agli anziani, privato della capacità di gestire l’emergenza-urgenza.


​A far saltare i nervi alla classe politica locale — ma assai meno ai cittadini — è stata l’ultima nebulosa notizia sui finanziamenti per il nuovo Ospedale Comprensoriale.

​La domanda rimane sospesa nei corridoi della Regione e dell’ASP: le somme destinate all’opera sono state definitivamente definanziate o semplicemente stornate in attesa di un progetto esecutivo reale? In assenza di una progettazione seria e cantierabile, le promesse da milionate di euro rimangono parole sulla carta. E nel frattempo si consuma il solito, sterile dibattito: meglio ristrutturare il vecchio ospedale o realizzarne uno nuovo? Il risultato tragico è sotto gli occhi di tutti: oggi la città non ha né l’uno né l’altro.

​E la squallida campagna elettorale che si innesca ad ogni pie’ sospinto, segno di interessi personali che, da sempre hanno condannato i servizi.

​Ciò che colpisce nell’ultimo presidio non è la foga dei discorsi ufficiali, ma la risposta della città. Le foto mostrano piazze e piazzali semivuoti. Non si tratta di indifferenza o di disinteresse per la propria salute, ma di qualcosa di più profondo e pericoloso: la rassegnazione.

​Dopo trent’anni di passerelle, cortei e promesse elettorali puntualmente disattese, i cittadini hanno smesso di credere alle proteste farsa. La battaglia per una sanità normale — non d’eccellenza, ma semplicemente accettabile e dignitosa — continua a essere condotta a parole, mentre nei fatti la sanità pubblica continua lentamente a spegnersi.

“Domani all’ospedale Vittorio Emanuele di Gela per una nuova tappa della mobilitazione ‘SanitàXTutti’. Raccoglieremo le segnalazioni di cittadini e operatori sanitari e le trasformeremo in iniziative parlamentari. Porteremo nelle istituzioni ogni criticità emersa dai territori finché il diritto alla salute non tornerà a essere una priorità”. Lo dichiara il senatore siciliano M5S Pietro Lorefice, Segretario di Presidenza del Senato