Gela – E’ una lotta continua quella che viene registrata tutti i giorni al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela.
Una lotta contro il tempo che non passa mai seduti ad aspettare; una lotta per chiedere assistenza quando si sta male.
Una lotta contro il sistema che ha ridotto il numero di medici al lumicino e una lotta contro la rabbia che dovrebbe essere sedata dalle forze dell’ordine che invece non possono fare nulla se non constatare un disservizio palese.
Stasera i carabinieri sono stati per ben tre volte chiamati dai pazienti ormai esausti nell’attesa di poter essere visitati. Che possono fare i militari quando manca la materia umana?
Possono sedarecgli animi ma non certo curare le ferite. Neppure quelle del sistema…
Alcuni erano seduti in sala d’aspetto dalle otto di questa mattina fino a questa sera inoltrata. Dalle otto, quindi quattordici ore senza essere visitati perché nel frattempo arrivano le emergenze che passano davanti a tutti.
‘Ho vissuto personalmente questa esperienza- racconta Angelo Infurna – in quanto assisteva mia madre che, non essendo un caso grave, ha dovuto attendere ore ed ore. Ho chiamato il sindaco per rappresentare questa situazione: non si può pensare alle feste quando qui si muore”.
Gli effetti dello sbarramento delle facoltà di medicina si vedono a lunga scadenza e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
C’è stato anche chi è morto mentre aspettava una visita che tardiva.
Non solo al Pronto soccorso ma anche in altri servizi e non solo a Gela ma in tutta l’Italia.
