Scrivo con una certa inquietudine. Non è semplice preoccupazione civica, è qualcosa di più profondo. La sensazione che alla nostra città manchi oggi ciò che più conta per sopravvivere domani, una visione. Osservo un presente che si consuma in piccoli dibattiti senza orizzonte e mi sento un po’ come Isaac Asimov quando, nel secolo scorso, immaginava futuri possibili non per il gusto della fantascienza, ma per l’urgenza di avvertire il suo tempo sui cambiamenti in corso.
Accendo la mia fantasia e vado avanti come se viaggiassi su una macchina del tempo. Anno 2100. Qui, dove oggi ci chiamiamo Gela, sorgerà una città nuova, nata dalla fusione simbolica e culturale tra la Gela antica e la vocazione di approdo e di rinascita che un tempo chiamammo Terranova. Il suo nome sarà Gelanova. Mi piace!
Forse qui vivranno i miei pronipoti. Forse leggeranno queste righe sorridendo, chiedendosi come fosse possibile non vedere ciò che per loro è ovvio.
Gelanova 2100 non nasce per caso. Nasce perché, a un certo punto della storia, qualcuno ha avuto il coraggio di pensare lungo.
La città si affaccia ancora sul Mediterraneo, ma il mare non è più un confine essendo diventato un’infrastruttura viva. Il porto, quello che oggi no esiste, non è soltanto commerciale, ma energetico e scientifico. Pale eoliche offshore di nuova generazione e piattaforme solari galleggianti alimentano non solo la città, ma un intero distretto del Sud Europa. Gelanova è diventata un hub mediterraneo dell’energia pulita, riconvertendo definitivamente il proprio passato industriale in una nuova economia sostenibile.

Le vecchie aree dismesse, un tempo simbolo di declino, sono oggi il cuore pulsante della città. Qui sorgono i Laboratori del Futuro, un campus urbano dove università internazionali, centri di ricerca e startup lavorano su biotecnologie, intelligenza artificiale applicata alla salute, agricoltura rigenerativa e adattamento climatico. Non è un caso che Gelanova sia diventata un riferimento europeo per la medicina preventiva e la riabilitazione avanzata. La salute è stata scelta come asse strategico dello sviluppo.
L’acqua, problema storico del territorio, è stata trasformata in risorsa. Impianti di desalinizzazione a basso impatto, reti idriche intelligenti e bacini di accumulo naturali rendono la città autosufficiente. L’agricoltura dell’entroterra non consuma più il suolo ma lo rigenera. Vigneti, uliveti e colture sperimentali convivono con corridoi ecologici che collegano il mare alle colline, proteggendo la biodiversità. Si coltivano fiori e cotone in tutta la piana. Gelanova 2100 è una città che si percorre lentamente. Il centro storico è stato restituito alle persone: niente auto, solo mobilità elettrica leggera, piste ciclabili ombreggiate e trasporti pubblici autonomi. Gli edifici non sono più solo case, ma organismi intelligenti che producono energia, raccolgono acqua e dialogano con la rete urbana. Prospetti pieni di cellule fotovoltaiche e pavimentazioni stradali che producono energia durante il passaggio dei mezzi.
La cultura non è un ornamento, è un’infrastruttura. Il grande Parco della Memoria Mediterranea, sorto dove un tempo c’erano recinzioni e silenzi, racconta la storia millenaria di Gela e della Sicilia come ponte tra civiltà. Festival di letteratura scientifica, filosofia e arti digitali attirano ogni anno migliaia di visitatori. Gelanova è diventata una città che pensa, e che invita a pensare.
Ma il vero progetto di sviluppo, quello che Asimov avrebbe probabilmente considerato decisivo è l’educazione civica al futuro. Qui i bambini imparano fin da piccoli a ragionare in termini di sistemi, conseguenze, responsabilità collettiva, fratellanza ed accoglienza. l’Africa è a pochi passi e per le strade i colori diversi della pelle sembrano un mosaico.Ogni decisione pubblica viene valutata su orizzonti di 25, 50, 100 anni. La politica non promette ma progetta perché tutto si pensa per un futuro migliore.
Ora tornando al 20 dicembre 2025 dovremmo chiederci perché abbiamo smesso di immaginare e di sognare .Gelanova è un percorso possibile. Dobbiamo solo avere il coraggio di guardare avanti e non recintare un inglorioso presente.
Asimov scriveva che il futuro non accade ma viene costruito. Ed allora crediamoci ed iniziamo a costruire il futuro.
