Milano: fascismo ovunque (?!)…sicurezza da nessuna parte!

27/12/2025
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Ha fatto scalpore l’affermazione del sindaco di Milano Sala, quando ha gridato che le strade di Milano sono piene di fascismo. Un’affermazione anacronistica ed infondata per la destra che ha reagito verbalmente mentre le strade di Milano sono infestate da violenza…

Abbiamo chiesto al dott. Giuseppe Cammarata che vive e lavora a Milano e che, di recente, ha inaugurato un podcast, cosa ne pensasse.

 

Ecco cosa ci ha scritto:

“Parlare, o scriver male, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è diventato ormai una sorta di sport cittadino. Una moda, potremmo dire. E come tutte le mode, anche questa ha i suoi adepti, i suoi slogan pronti e le sue certezze granitiche.

Seguire le mode non mi è mai piaciuto. Non per snobismo, ma per un riflesso quasi automatico che mi porta a diffidare di ciò che piace alla “maggioranza”, o a quella che ama definirsi tale. In questo caso, però, i fatti degli ultimi anni mi hanno costretto, mio malgrado, ad ingrossare le fila degli scontenti.

Vivo a Milano da abbastanza tempo da potermi permettere una critica senza sensi di colpa. Non sono un turista di passaggio né un nostalgico del “si stava meglio quando si stava peggio”. E proprio per questo una premessa è necessaria: Beppe Sala ha fatto, da sindaco, molte cose buone. Nei primi anni del suo mandato è stato, senza dubbio, un primo cittadino di una spanna sopra molti colleghi, un amministratore capace di dare a Milano una direzione riconoscibile e, per certi versi, ambiziosa.

Negli ultimi anni, però, qualcosa sembra essersi inceppato. Non si capisce bene perché ma il buon Beppe ha progressivamente sviluppato una certa allergia a uno dei problemi più concreti della città: la sicurezza. Prima è arrivata la negazione, poi la minimizzazione. Infine, la tesi secondo cui il tema sarebbe il frutto di una campagna costruita ad arte per colpire Milano. Un po’ come se rapine, aggressioni e violenze fossero un fenomeno narrativo più che reale, un difetto di percezione collettiva.

Nelle ultime settimane, tuttavia, il sindaco ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella. Durante la commemorazione delle vittime della strage di Piazza Fontana, ha dichiarato che «le nostre strade sono ancora piene di fascismo».

Confesso che, leggendo quelle parole, ho provato un sincero senso di spaesamento. Mi sono domandato se il sindaco stesse parlando della stessa Milano che vivo ogni giorno o di una città parallela, forse visibile solo da Palazzo Marino.

Perché mentre le strade sarebbero “piene di fascismo”, le cronache raccontano un’altra storia: quella di una città in cui la sicurezza è diventata un problema concreto, quotidiano, difficilmente liquidabile come suggestione ideologica. Una città dove a sentirsi insicuri non sono militanti politici bensì cittadini comuni. Eppure, nel dibattito pubblico, il problema sembra sempre scivolare altrove, come se nominarlo fosse già un atto sospetto o sovversivo.

Il fascismo, quello vero, è una cosa seria. È una categoria storica e politica precisa, con un peso che non avrebbe bisogno di essere alleggerito da un uso inflazionato. Tirarlo in ballo come spiegazione universale dei mali urbani rischia di ottenere due risultati: banalizzare il fascismo e, allo stesso tempo, evitare accuratamente di parlare dei problemi reali.

La sicurezza non è una parola d’ordine reazionaria né una concessione alle pulsioni più becere. È una richiesta elementare, trasversale, che riguarda chi vive la città e non chi la racconta per slogan.

Milano non ha bisogno di una narrazione eroica contro un nemico immaginario. Necessita di amministratori che guardino la realtà per quella che è. Senza filtri ideologici e senza rifugiarsi in categorie rassicuranti.

Perché una città può essere moderna, aperta e inclusiva senza negare i propri problemi. Anzi, dovrebbe esserlo proprio per questo. E forse, oggi, il vero atto di coraggio politico non è evocare il fascismo, ma chiamare le cose con il loro nome.

Piccolo consiglio, non richiesto, alla sinistra: continuare a evocare ossessivamente il fascismo rischia di produrre un solo risultato concreto ovvero regalare ulteriori voti alla destra.

Secondo consiglio, sempre non richiesto: forse varrebbe la pena interrogarsi anche su certe forme di estremismo interno o su quell’intolleranza sempre più diffusa verso qualsiasi pensiero che non sia preventivamente catalogabile dentro una sigla, un’etichetta o una tribù ideologica.

Ma questa è un’altra storia. Magari da scrivere in un futuro articolo se i gentili lettori lo vorranno!”

 

 

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