Una nuova ricerca sperimentale firmata da Vincenzo Cascino, docente presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova, e pubblicata sulla rivista internazionale QTimes (fascia A ANVUR), offre uno sguardo rigoroso e sorprendentemente chiaro su un tema che divide educatori e famiglie: il ruolo del digitale nel gioco dei bambini tra i 3 e i 6 anni.
Il lavoro parte da un presupposto semplice ma spesso ignorato: “non è la presenza della tecnologia in sé a determinare effetti positivi o negativi, bensì la qualità della mediazione educativa”.
Una frase che sintetizza l’intero impianto teorico e sperimentale dello studio.
La ricerca ha coinvolto 135 bambini, suddivisi in tre gruppi:
– Gioco digitale guidato: tablet e app educative con la presenza attiva dell’insegnante.
– Gioco digitale non guidato: uso libero del dispositivo, senza mediazione.
– Gioco analogico tradizionale: materiali corporei, simbolici e attività cooperative.
Le sessioni sono state videoregistrate e integrate con test psicometrici validati (NEPSY-II, BASC-3, SDQ), offrendo una fotografia completa dello sviluppo cognitivo, emotivo e comportamentale.
Dai dati emerge che:
1. Il digitale guidato migliora le funzioni esecutive
Il gruppo del gioco digitale guidato ha mostrato miglioramenti significativi in:
– attenzione sostenuta
– flessibilità cognitiva
– memoria di lavoro
– autoregolazione comportamentale
Il punteggio NEPSY-II è aumentato di oltre 10 punti, un risultato che conferma come la presenza dell’adulto trasformi il digitale in un ambiente narrativo, relazionale e metacognitivo.
Le videoregistrazioni mostrano turnazione dialogica, problem-solving condiviso e un uso ricco del linguaggio
2. Il digitale non mediato può generare regressioni
Il gruppo del gioco digitale non guidato ha invece evidenziato:
– calo dell’autoregolazione
– aumento dell’impulsività
– riduzione della prosocialità
Come riportato nello studio, “l’assenza di guida educativa ha comportato una riduzione della regolazione comportamentale e un impoverimento delle dinamiche prosociali”.
Le osservazioni qualitative confermano comportamenti ripetitivi, scarsa verbalizzazione e interazioni quasi nulle.
3. Il gioco analogico resta fondamentale per l’emotività
Il gioco analogico tradizionale ha prodotto i punteggi più alti in:
– empatia
– cooperazione
– stabilità emotiva
Le sequenze ludiche erano ricche di simbolizzazione, corporeità e collaborazione spontanea.
La ricerca pubblicata su QTimes invita a superare la sterile contrapposizione “digitale vs analogico”.
Il punto non è scegliere, ma integrare.
Il digitale funziona quando è:
– guidato,
– relazionale,
– intenzionale,
– narrativo.
L’analogico resta insostituibile per la crescita emotiva e sociale.
Il futuro dell’educazione 0-6 è un ecosistema ibrido, dove tecnologie e corporeità convivono in modo armonico.
