Solo in Cristo, nostro cibo, è saziata la fame di vita autentica!

07/06/2026
07/06/2026
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Nel giorno della celebrazione della Festa liturgica del Corpus Domini il prof. Massimo Cassara’ presenta la figura di Cristo come pane di vita.

 

 

 

Dal vangelo secondo Matteo

Mt 9, 9-13

In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori»

 

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Quanto mai profetico oggi risuona il dire di Gesù “la mia carne è vero cibo”. Ricoperti oltre misura di beni di ogni genere, ci scopriamo quanto mai affamati! Apparente paradosso per chi ha avuto la perseveranza di non arrendersi alla sola dimensione dell’essere carnale, corporeo, giacchè questa non riesce a spiegare nulla di nulla di quell’anelito insopprimibile ad una vita senza confini temporali. Chi ha mai sentito dire a qualcuno, dopo aver inaugurato da poco la propria sontuosa abitazione: “Peccato… tra alcuni decenni dovremo lasciarla!” O chi, poco dopo la celebrazione del proprio matrimonio: “Tesoro, piango, sapendo che tra pochi decenni sarà tutto finito!”. Non si tratta dell’occultamento di una insopportabile verità; l’essere umano, per quanto avviluppato, costretto, indotto in dinamiche temporali, mantiene una memoria remota; questa capacità di infinito è la sua delizia, la sua sublime aspirazione, eppure il suo tormento: sento, avverto, percepisco , mi dimeno ma… ma non riesco a racimolare che tozzi di pane raffermo che a stento saziano per mezza giornata! È forse questa l’antinomia tra vero e falso cibo a cui fa riferimento Gesù? A fronte del bisogno di perenne sazietà ci orientiamo, anzi… ci catapultiamo verso un cibo inadeguato che, con ottusa ostinazione, continuiamo a considerare il massimo possibile del nostro appagamento. Eppure le labbra di Gesù per ben sei volte pronunciano il verbo “mangiare”, dal greco trogo (masticare); difficile accogliere l’espressione quale pura e semplice metafora, si tratta di qualcosa di più, quel di più che la nostra mente fa fatica ad accogliere, a considerare quale efficace, risolutivo intervento per il nostro insopprimibile bisogno di pienezza. Quale istanza umana perfora i cieli perchè Dio possa udirne la disperata, inconsapevole richiesta di intervento? Chiedetelo a chi marcisce, ingiustamente condannato, nella striminzita cella di un carcere, a chi è stato abbandonato dai genitori, dal fidanzato/a, chiedetelo a chi calpesta le macerie della propria casa distrutta da un ordigno bellico… sono tutte vite dilaniate, affamate di giustizia, d’amore, di compagnia! Risuona oggi potente più che mai il dire sfamante di Gesù: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”.
Pur rimanendo profondamente condivisibile l’espressione del santo teologo Tommaso d’Aquino: “A chi ha fede, nessun miracolo è necessario; a chi non ha fede, nessun miracolo è sufficiente” tuttavia non mi se ne voglia se consiglio di valutare gli innumerevoli fenomeni (non li chiamo epifanie o miracoli per non offendere la suscettibilità di tanti) Eucaristici rilevati, testimoniati nei secoli e tutt’oggi osservabili, analizzabili con le apparecchiature più sofisticate che la tecnica moderna è in grado di fornire. A Lanciano, a Bolsena, parti di muscolo cardiaco di uomo sono lì a testimoniare che Gesù è il pane vivo, il Dio vivo e presente in mezzo e dentro il cuore di ogni uomo che non si è rassegnato a masticare – finchè morte non lo raggiunga – il pane inerte della mediocrità, della tiepidezza, dell’incredulità, feticcio ideologico, irrazionale di una realtà che, inversamente , canta, celebra giorno e notte il “Mistero”, il grande mistero della vita.

 

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