Se n’e’ andato in punta di piedi. Così come è vissuto. Nessun funerale solenne. Niente presenze illustri, articoli di stampa e riconoscimenti ufficiali.
A Gela ci sono figli e figliastri. Perché Pino Tuccio non si presentava con supponenza negli ambienti ‘in’. Eppure aveva un curricolo che annoverava nomi importanti come quelli di Sciascia e Guttuso.
E non è stato pensato.
Oggi pomeriggio, a Gela, i funerali del pittore Pino Tuccio. Nella parrocchia Santa Lucia a cui ha donato la sua vita con quello che è rimasto di lui: la sua produzione pittorica. Una parte è andata persa.
Ecco il discorso pronunciato da Emanuele Zuppardo, fondatore del Centro di Cultura e Spiritualità cristiana “Salvatore Zuppardo”.
Ciao Pino, amico sincero, maestro d’arte e di saggezza, professore molto educato e schivo. Ciao professore che con la tua tenacia e la tua sensibilità hai scavato nel silenzio per trovare la traccia più significativa dell’uomo dei nostri tempi, affinché diventassimo testimoni della divina armonia tra l’uomo e Dio. L’uomo: la prova convincente dell’esistenza di Dio; e del diavolo. Hai tanto amato questa parrocchia che la frequentavi giornalmente per partecipare alla santa messa.
Oltre che pittore sei stato anche un bravo poeta: hai al tuo attivo una decina di sillogi poetiche molto ricche e cariche di pathos. La poesia per te ha rappresentato un atto d’amore perché hai raccolto la fragilità e la debolezza, le ansie e le speranze della povera gente per penetrare i cuori devastati di quanti sono soffrono la fame e la guerra. Per te, uomo di pace, era un atto di accoglienza verso quanti soffrono ingiustizie e soprusi e ci inviti ad accogliere in noi quanti soffrono.
Sei stato un geniale costruttore di bellezza, un raffinato ricercatore di nuove epifanie, e dipingere ha significato per te partecipare al grande disegno della creatività, consapevole di osservare con occhi pieni di contemplazione, stupore e ammirazione, la grandezza e la bellezza del mondo che ci circonda.
“La bellezza salverà il mondo” diceva Dostoevskij e tu eri innamorato non solo di quella estetica ma di quella etica: solo essa salverà il mondo, perché come scriveva Platone “La potenza del bene si è rifugiata nella natura del bello”. Perché solo il bello, che è buono, riempie l’anima, la scalda, la vivifica, le regala quella ineffabile pace interiore che è la perla rara per la quale si può anche lasciare tutto il resto.
Dopo il tuo soggiorno a Milano sei tornato in Sicilia e nel 1965 hai realizzato la tua prima mostra d’arte a Palermo. Un anno dopo, Leonardo Sciascia ti ha presentato la mostra nissena presso la galleria d’Arte Cavallotto.
Nel 1966, Sciascia scriveva di te: “Qualche anno fa a Roma, in casa di Guttuso, Marino Mazzacurati che tornava da Palermo, ci parlò di un ragazzo di cui aveva visto cose straordinarie. Non ne ricordava il nome, ma mi disse che da un nostro comune amico, qui a Palermo, avrei potuto saperne di più e vedere anche qualcuno dei disegni e pastelli che lo avevano tanto impressionato. Capitato a Palermo subito dopo, seppi il nome del ragazzo, Giuseppe Tuccio, e che era appena uscito dall’Accademia, e che stava a Gela. Vidi anche alcune sue cose, una ventina di ritratti di bambini che mi parvero prodigiosi.
Più tardi a Gela, in uno studio che Tuccio teneva in comune con Italo Zoda e Andreina Bertelli, mi passarono sotto gli occhi almeno altri duecento ritratti di bambini, ed altre cose. Io e l’amico che era venuto con me da Caltanissetta acquistammo un paio di disegni, con grandissima mortificazione di Tuccio. Non si capiva, e ancora non si capisce, se gli dispiaccia cedere le sue cose, o se ha vergogna che valgano denaro, o se ha paura che agli altri piacciono”.
Hai realizzato tante altre mostre d’arte in Sicilia ed alcuni anni fa anche a Gela, a Palazzo Ducale con una mostra sponsorizzata dal Centro di cultura “Salvatore Zuppardo” diretta da Andrea Cassisi. Due anni fa una mostra nella Chiesa di San Giovanni Battista, sempre curata da noi.
Sei stato un uomo d’una estrema timidezza. Avevi gli occhi chiari, innocenti e tristi come quelli dei carusi che dipingevi, eri sempre silenzioso e attento. Tenevi contatti con il grande scultore Marino Mazzacurati, il pittore Vincenzo Caruso, il poeta Stefano Vilardo, lo scrittore Vincenzo Consolo che ti ha citato nei suoi romanzi “Le pietre di Pantalica” e Nottetempo, casa per casa” che vinse il premio Strega.
Uomo di grande umiltà e tenerezza sei stato. E di grande fede. Alcuni anni fa alla parrocchia Santa Lucia avevi fatto una grande donazione di tue opere d’arte, unitamente ad opere che pittori di tutt’Italia ti avevano donato ed hai realizzato una pinacoteca d’arte nella parrocchia occupando il salone parrocchiale e i locali al primo piano della chiesa. Avevi realizzato una grande via crucis all’interno della chiesa e altre opere esposte nella cantoria.
Ora queste opere sono state tolte e rinchiuse in qualche locale di questa parrocchia. Il fatto ti ha molto amareggiato e soffrivi tanto per questo. Mi dicevi: “avevo realizzato anche tre grandi mosaici nel salone della parrocchia. Li hanno fatti distruggere chiamando un muratore con subbia e mazzotta”. Te ne sei andato molto angosciato, Pino, pieno di afflizione, col cuore spezzato e sanguinante, e questo non lo meritavi per niente.
Ora sei con Colui che ci trascende e ti consola, con la Madre di Dio che bacia le tue lacrime e lenisce le tue ferite, e che ora hai la gioia di contemplarla così come Ella veramente è.
Addio Professore e amico, ora sei tra gli angeli e i santi che tu hai tanto amato e che stanno facendo festa con te.
